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F-Gas, anche oltremanica si discute delle conseguenze della nuova normativa

Anche nel Regno Unito procedono le discussioni sull’impatto delle Regolamentazione F-Gas Europea, nonostante la Brexit: l’ultima riunione degli stakeholders ha fatto il punto della situazione e valutato come agire a tutela del settore e dell’ambiente.

Il regolamento sui gas fluorurati è riuscito a ridurre le emissioni di gas fluorurati di 13,6-24,3 MtCO2 equivalente e generato 1,9 – 8,5 miliardi di sterline di benefici totali e i costi totali del regolamento sono risultati pari a 118 milioni di sterline: il phase down è stato la forza trainante principale.

I partecipanti al GB F-Gas & ODS review stakeholder event, che si è svolto a fine gennaio, hanno inoltre individuato alcuni punti chiave, dai quali si può partire per i lavori futuri o intervenire con maggior vigore:

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Le slide presentate nel corso dell’evento hanno evidenziato una serie di fattori chiave: non solo le emissioni totali del 2020 legate agli F-Gas sono quasi l’80% provenienti dal settore RACHP, ma incide molto anche il sottosettore di riferimento, con refrigerazione commerciale e i condizionati A/C diretti a rappresentare il 58% del “peso” complessivo. Il consumo netto è destinato a tracollare entro il 2050, grazie alle nuove normative, ma incideranno molto le ambizioni effettive e la necessità di disporre di abbastanza gas per le operazioni di routine. Appare comunque evidente come il modello attualmente in discussione in Europa sia nettamente più ambizioso, andando addirittura oltre gli accordi di Kigali.

Sembra destinato a crescere (per poi calare) l’impatto delle pompe di calore, apparentemente destinato a una parabola che porterebbe numerosi benefici in termini ambientali. Pesano ancora molto comunque le emissioni indirette.

Interessante anche il dato sul gas recuperato e distrutto: anche qui si prevedono due parabole che andranno a calare entro il 2050, su modelli idealmente simili.

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