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Burkina Faso, l’esperienza del docente CSG Marcello Collantin alla prima edizione di CIVUFA 25: interventi tecnici, moderazione e intervista esclusiva a Madi Sakandé

Tre uomini si stringono la mano durante una riunione, indossando abiti tradizionali e formali in un ambiente interno.
Marcello Collantin con Madi Sakandé e Rajendra Shende

Il docente del Centro Studi Galileo Marcello Collantin ha preso parte come moderatore alla prima edizione dell”International Conference for the Popularisation of Refrigeration in Africa (CIVUFA 2025), organizzata da un altro storico docente CSG, Madi Sakandé, Presidente di U-3ARC.

La conferenza CIVUFA 2025, dedicata alla diffusione della refrigerazione sostenibile in Africa, si è conclusa a Ouagadougou con un ampio consenso istituzionale e tecnico. L’iniziativa ha riunito delegazioni provenienti da tutto il continente e da organizzazioni internazionali, tra cui Centro Studi Galileo, UNIDO, UNEP, FAO, World Refrigeration Day e l’International Institute of Refrigeration, che hanno contribuito a definire una visione condivisa per lo sviluppo della catena del freddo in chiave sostenibile. L’evento ha valorizzato il ruolo strategico dei centri di formazione professionale e delle nuove generazioni, sottolineando l’importanza della qualificazione tecnica per affrontare le sfide future. Il forte sostegno politico, con la partecipazione delle autorità del Burkina Faso e della Goodwill Ambassador Princess Yabré Juliette Kongo, ha consolidato un percorso che punta a costruire un sistema africano della refrigerazione più resiliente, innovativo e capace di sostenere la crescita economica e la sicurezza alimentare dell’intero continente.

Marcello Collantin, nel suo intervento, ha spiegato come il comfort termoigrometrico e la qualità dell’aria rappresentino elementi determinanti per il benessere degli occupanti, illustrando l’evoluzione storica dell’aria condizionata e i principi scientifici che regolano la percezione ambientale. A partire dalle prime applicazioni del XIX secolo fino ai sistemi avanzati di gestione del clima, il relatore ha chiarito come temperatura, umidità, ricambio d’aria e ventilazione influenzino direttamente salute, sicurezza e prestazioni cognitive all’interno degli edifici. Ha inoltre evidenziato i meccanismi di termoregolazione del corpo umano, gli scambi di calore con l’ambiente e i criteri normativi che definiscono le zone di comfort, soffermandosi sulla necessità di progettare sistemi HVAC flessibili, capaci di minimizzare il disagio e di mantenere livelli adeguati di qualità dell’aria anche in ambienti condivisi o ad alta densità di occupazione.

Inoltre, Marcello Collantin ha avuto l’occasione di intervistare il Presidente Sakandé, un momento di estremo interesse di cui riportiamo la trascrizione:

Intervista a Madi Sakandé di Marcello Collantin

Presidente U-3ARC e docente del Centro Studi Galileo
Ouagadougou, 12 novembre 2025

D. La prima domanda riguarda lo stato dei refrigeranti oggi in Africa. Qual è la situazione?

R. La situazione è piuttosto complessa. In Africa non esiste produzione locale di refrigeranti e questo porta alla presenza di gas appartenenti a tutte le “generazioni”: dagli HFC agli HCFC. L’R22, per esempio, è ancora in uso e lo sarà fino al 2030. Sono molto diffusi HFC come R404A, R32 per il condizionamento e R134a nel trasporto e nei veicoli. Nei frigoriferi domestici si trova ormai quasi ovunque l’R600a, mentre grazie ai progetti legati al Protocollo di Montréal stanno arrivando sul mercato anche split a R290. In alcune industrie c’è qualche applicazione con ammoniaca, ma sono poche. Insomma: oggi in Africa si trova praticamente di tutto.

D. E per quanto riguarda i prezzi?

R. I prezzi sono molto più bassi rispetto all’Europa, perché qui non esistono ancora quote o limiti alla produzione/importazione. Per fare un esempio: quello che in Europa costa un chilo, qui spesso costa l’equivalente di una bombola da 10 kg. Ma con l’entrata in vigore dell’Emendamento Kigali la situazione cambierà. In Marocco già si vedono aumenti fino al triplo, perché stanno iniziando la riduzione delle quote. Molti Paesi africani partiranno da baseline bassissimi e questo renderà difficile soddisfare la crescente domanda di freddo. Anche con refrigeranti infiammabili — più efficienti ma non privi di rischi — le quantità non basteranno.

A questo si aggiunge un problema enorme: la mancanza di formazione, attrezzature e consapevolezza dei tecnici. In Africa arrivano split R290 già da cinque–sei anni, mentre in Europa non saranno permessi prima del 2027 proprio per dare tempo ai tecnici di prepararsi. Qui, invece, non c’è né formazione né informazione sui rischi.

D. Sul fronte della formazione, quali standard adottate?

R. Per ora adottiamo standard europei: molti Paesi africani hanno sistemi regolatori ispirati a Francia, UK o Spagna, e ciò ci porta a usare l’F-Gas come riferimento. In Tunisia, ad esempio, abbiamo adattato il modello europeo alla realtà locale. Abbiamo realizzato censimenti, valutato centri di formazione, attrezzature e competenze, predisposto curriculum aggiornati e formato oltre 200 formatori. Abbiamo persino certificato tecnici in categoria 1. È stato un lavoro di cinque anni, fatto con UNIDO in collaborazione con Centro Studi Galileo.

D. E oggi come funziona il percorso di certificazione?

R. Abbiamo già organizzato tre sessioni di certificazione in Italia. Poi, viste le difficoltà dei visti, abbiamo portato tutto in Africa. A febbraio abbiamo realizzato la prima certificazione F-Gas direttamente a Tunisi, in un centro autorizzato. Sto attrezzando anche un centro qui a Ouagadougou: spero di avviarlo entro il primo trimestre dell’anno prossimo. Sarà un punto di riferimento per formare tecnici africani e certificare secondo gli standard riconosciuti. Naturalmente lavoreremo insieme al Centro Studi Galileo, come già accade in Tunisia e come vorremmo fare anche in altri Paesi, per esempio nella Repubblica Democratica del Congo.

D. Le istituzioni locali supportano queste iniziative?

R. Purtroppo no. I governi non hanno ancora compreso l’importanza strategica della refrigerazione: la considerano un lusso, non una necessità per alimentazione, salute o sicurezza energetica. Per questo stiamo cercando di sensibilizzarli, coinvolgendo agenzie internazionali che dispongono di risorse, affinché sostengano programmi di formazione invece di limitarsi all’acquisto di apparecchiature.

Questa conferenza l’abbiamo organizzata interamente con le nostre forze, senza sponsor. Ne siamo orgogliosi, ma è difficile: mancano fondi, molti Paesi non riescono a pagare le quote associative e noi ci ritroviamo a sostenere i costi di tasca nostra. Tuttavia continuiamo, perché crediamo che questo lavoro, prima o poi, porterà risultati. Speriamo prima possibile.

D. Grazie, Madi.

R. Grazie a voi.

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