Buco dell’ozono ridotto del 60% in un anno: merito delle alte temperature

ozono-ottobre-2019Il buco dell’ozono sopra l’Antartide si è ridotto del 60% rispetto a un anno fa, ma l’obiettivo del Protocollo di Montreal non è ancora stato raggiunto.
Stando ai dati forniti dagli studiosi americani della NASA e della NOAA (Amministrazione nazionale oceanica ed atmosferica), il recupero dello strato di ozono fatto registrare in questo ultimo anno sarebbe da attribuire principalmente al caldo anomalo verificatosi negli strati superiori dell’atmosfera nelle regioni del Polo Sud.
Il pericolo rappresentato dalle emissioni di CFC, HFC e di tutte le sostanze ozonolesive non deve essere perciò sottostimato. Recentemente è stato illustrato come una nuova minaccia per l’atmosfera arrivi oggi dall’esafluoruro di zolfo (SF6), potente gas a effetto serra impiegato nell’industria elettrica. Continua a leggere

Buco dell’ozono mai così piccolo da 30 anni, ma a preoccupare è il gas SF6

ozoneQuest’anno il buco dell’ozono potrebbe essere il più piccolo degli ultimi 30 anni, ma il recupero dello strato di ozono non deve e non può essere dato per scontato.
È questo il messaggio che arriva da Jonathan Shanklin, uno dei primi scienziati a documentare negli anni ’80 il progressivo assottigliamento dello strato di ozono sopra l’Antartide: “Per capire se i trattati internazionali stanno funzionando oppure no, bisogna guardare a lungo termine. Quest’anno uno sguardo rapido potrebbe portare a pensare che abbiamo chiuso il buco dell’ozono, ma non è così. E nonostante le cose stiano migliorando, ci sono ancora paesi che stanno producendo clorofluorocarburi (CFC), le sostanze chimiche che sono responsabili del problema. Non possiamo essere soddisfatti“, ha affermato a BBC News. Continua a leggere

Partita la Banca Dati Fgas

bancadati-fgas.pngA partire dal 25 settembre le imprese certificate devono comunicare gli interventi di installazione, manutenzione, controllo perdite, riparazione e smantellamento svolti su apparecchiature contenenti FGAS.

Devono essere comunicati gli interventi svolti sulle seguenti apparecchiature, a prescindere dalla quantità di FGAS in essa contenute

  • apparecchiature fisse di refrigerazione e di condizionamento d’aria;
  • pompe di calore fisse;
  • apparecchiature fisse di protezione antincendio;
  • celle frigorifero di autocarri e rimorchi frigorifero;
  • commutatori elettrici

La comunicazione va effettuata, via telematica, alla Banca Dati nazionale gestita dalle Camere di commercio via telematica, entro 30 giorni:

A. dall’installazione delle apparecchiature;

B. Dal primo intervento di controllo delle perdite, manutenzione o riparazione di apparecchiature già installate;

C. Dallo smantellamento delle apparecchiature.

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World Ozone Day, si celebra oggi la salvaguardia dell’ozono e del clima

Ozone-Day-2019_City-ENLa prossima settimana, le delegazioni dei Paesi di tutto il mondo si riuniranno presso la sede delle Nazioni Unite a New York per il Climate Action Summit, che mira a rafforzare l’ambizione globale nel far fronte all’emergenza del clima.
Con l’obiettivo di celebrare più di tre decenni di significativa cooperazione internazionale per proteggere lo strato di ozono e il clima secondo il Protocollo di Montreal, si celebra oggi il World Ozone Day sul tema “32 anni e guarigione“.
La giornata mondiale per la salvaguardia dell’ozono ricorda a tutti che bisogna mantenere vivo lo slancio al fine di assicurare persone in buona salute e un pianeta in buona salute. Continua a leggere

Svizzera preoccupata dai cambiamenti climatici: zero emissioni di gas serra dal 2050

eberhard-grossgasteiger-N2xScr6Gsgg-unsplashDal 2050 la Svizzera non dovrà più emettere gas a effetto serra: il Consiglio federale ha deciso ieri di inasprire gli obiettivi di riduzione delle emissioni, viste anche le nuove conoscenze scientifiche in materia.
Con la firma dell’Accordo di Parigi sul clima, la Confederazione svizzera si è impegnata a dimezzare entro il 2030 le emissioni di gas serra rispetto al livello del 1990. In quell’occasione il Consiglio federale aveva annunciato che l’obbiettivo per il 2050 era una riduzione del 70–85%. Continua a leggere

Urbanizzazione e cambiamenti climatici spingono la corsa ai condizionatori in Europa

annie-spratt-223947-unsplashUn nuovo studio, tutto italiano, appena pubblicato su Environmental Science and Policy, dimostra che in assenza di politiche mirate ed efficaci, molte famiglie si affideranno ai condizionatori per adattarsi ai cambiamenti climatici, rischiando di generare ancora più emissioni di gas ad effetto serra.
La ricerca, guidata da Enrica De Cian, professoressa dell’Università Ca’ Foscari Venezia e ricercatrice del Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc), analizza per la prima volta le dinamiche di adozione degli impianti per l’aria condizionata e degli isolamenti termici per raffreddare gli ambienti in 8 paesi, di cui 5 europei, da oggi al 2040, combinando i dati di un sondaggio condotto dall’Ocse su un campione di famiglie con dati climatici. Continua a leggere

La Terra collasserà a causa del riscaldamento globale: lo scenario apocalittico di una ricerca australiana

arid-climate-change-clouds-60013Nel 2050 i cambiamenti climatici e il riscaldamento globale potrebbero portare la Terra a collassare e le persone a vivere in condizioni di estrema difficoltà.
Lo si afferma nel paper “Existential climate-related security risk: A scenario approach” dei ricercatori australiani del Breakthrough – National Centre for Climate Restoration.
Lo scenario prevede che tra il 2020 e il 2030 i policy-maker non interverranno, basandosi sul fatto che la strada tracciata dagli Accordi di Parigi – secondo cui le emissioni di gas a effetto serra non raggiungeranno il livello massimo fino al 2030 – bloccherà il riscaldamento globale di almeno 3 °C. Continua a leggere

Aumentate le emissioni di CFC-11 dal 2012: la minaccia per il clima arriva dalla Cina

air-pollution-chimney-city-221000Una nuova ricerca scientifica pubblicata sulla rivista internazionale Nature ha confermato che la regione della Cina orientale si è resa responsabile di massicce emissioni di CFC-11.
Nello specifico, viene affermato che l’aumento del 40-60% delle emissioni globali dal 2012 può essere attribuito alle province di Hebei e Shandong, nonostante questo gas ozonolesivo faccia parte di un gruppo di inquinanti vietati dal Protocollo di Montreal del 1987.
Le conclusioni a cui è giunto questo studio avvalorano le informazioni ottenute dall’Environmental Investigation Agency già lo scorso anno. Continua a leggere

Le emissioni globali di gas serra tornano a crescere: record di 53,5 Giga-tonnellate di CO2

Secondo il 2018 Emissions Gap Report presentato ieri a Parigi dall’United Nations Environment Programme, «Le emissioni mondiali sono in aumento mentre gli impegni nazionali per lottare contro il cambiamento climatico sono insufficienti»

il rapporto dell’Unep, che arriva a pochi giorni dall’inizio a Katowice, in Polonia, della 24esima Conferenza delle parti dell’ United Nations framework convention on climate change (Cop24 Unfccc), conferma che «Le emissioni mondiali hanno raggiunto il livello storico di 53,5 Giga-tonnellate equivalenti di CO2, senza alcun segno di picco, cioè il momento in cui le emissioni non aumenteranno più e cominceranno a diminuire». I principali autori dello studio dicono che «Solo 57 Paesi (che rappresentano il 60% delle emissioni mondiali) raggiungeranno il picco delle loro emissioni entro il 2030».

Questa analisi, così come un esame dei progressi compiuti con gli  impegni nazionali presi nell’ambito dell’Accordo di Parigi,  «dimostrano chiaramente che l’attuale ritmo delle misure nazionali è insufficiente per raggiungere gli obiettivi di Parigi. A causa dell’aumento delle emissioni e del ritardo che accusa l’adozione di misure appropriate, il gap tra i bisogni e le prospettive di riduzione delle emissioni è più importante che mai». All’Unep fanno notare che se tutto questo si traduce in azione climatica, gli autori dello studio arrivano alla conclusione che  «I Paesi devono moltiplicare per 3 le loro ambizioni per limitare il riscaldamento climatico per raggiungere lo scenario di 2° C  e per 5 per raggiungere lo scenario a 1,5° C». Continua a leggere