Il Bangladesh accelera sul rafforzamento del settore RACHP: prosegue l’impegno internazionale di ATF

Una sala riunioni con un relatore che presenta a un pubblico di partecipanti. Alcuni membri della squadra siedono attorno a un lungo tavolo con documenti e dispositivi. Sullo sfondo, un proiettore mostra informazioni sulla formazione e certificazione.

Il Bangladesh guarda con crescente attenzione allo sviluppo del comparto refrigerazione, climatizzazione e pompe di calore (RACHP), un settore destinato ad assumere un ruolo sempre più centrale nel percorso di crescita economica, urbanizzazione e miglioramento del comfort ambientale. In questo contesto si è svolta una missione tecnica articolata in tre giornate operative, dedicata al rafforzamento delle competenze professionali, alla verifica delle infrastrutture formative e al confronto istituzionale sul futuro del settore.

L’iniziativa, realizzata con il coinvolgimento delle autorità nazionali e di stakeholder pubblici e privati, è stata promossa da UNEP ed erogata da ATF – Associazione dei Tecnici del Freddo, con un programma strutturato su tre assi strategici: capacity building, technical assessment e strategic dialogue. L’obiettivo è stato quello di supportare una crescita ordinata e sostenibile del mercato RACHP bengalese, in linea con gli impegni ambientali internazionali e con l’evoluzione tecnologica in corso. Per ATF si è recato in loco direttamente il Segretario Generale, Marco Buoni, tra i massimi esperti del settore e past president di AREA (oggi, International Affairs).

Train-the-Trainers: moltiplicare le competenze

La prima giornata è stata dedicata a una sessione Train-the-Trainers, rivolta a istruttori locali ed esperti tecnici. Il programma ha affrontato i temi centrali della moderna assistenza tecnica: buone pratiche manutentive, recupero del refrigerante, prevenzione delle perdite, ottimizzazione dell’efficienza energetica e gestione in sicurezza dei refrigeranti infiammabili di nuova generazione, tra cui R290 e R600a.

Particolare attenzione è stata riservata alle attività pratiche: lettura delle pressioni, interpretazione dei parametri di esercizio, uso corretto della strumentazione, procedure di vuoto, carica e recupero del refrigerante, monitoraggio delle prestazioni e manutenzione preventiva. Un approccio coerente con l’evoluzione del settore, che richiede competenze operative sempre più avanzate oltre alla sola preparazione teorica.

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Visita ai centri di formazione: punti di forza e criticità

La seconda fase ha previsto la visita a quattro centri di formazione, con l’obiettivo di analizzare dotazioni disponibili, metodologie didattiche e grado di allineamento alle best practice internazionali.

Il quadro emerso evidenzia una base promettente: personale motivato, strutture attive e disponibilità di strumenti essenziali. Accanto a questi elementi positivi, sono state però individuate alcune aree di miglioramento rilevanti. Tra queste, la limitata presenza di attrezzature avanzate per refrigeranti moderni, una ridotta enfasi sulle capacità diagnostiche basate su misure di pressione e temperatura e l’assenza, in diversi casi, di procedure strutturate per la valutazione delle prestazioni impiantistiche.

Si tratta di aspetti cruciali. Senza strumenti adeguati e senza capacità di interpretare i dati di funzionamento, il tecnico non può prendere decisioni corrette né sul piano energetico né su quello della sicurezza.

Tavolo stakeholder: verso una strategia nazionale

La terza giornata si è conclusa con un workshop di consultazione ad alto livello, che ha riunito rappresentanti governativi, National Ozone Unit, centri TVET, istituzioni educative, operatori industriali, distributori, formatori e professionisti del settore.

Il confronto si è concentrato sui fabbisogni di competenze, sul miglioramento del sistema formativo, sugli strumenti regolatori e sull’allineamento agli obiettivi del Protocollo di Montreal e del Kigali Amendment. Tra i temi centrali è emersa la proposta di sviluppare un sistema nazionale di certificazione dei tecnici RACHP, esteso a tutte le tipologie di refrigeranti, inclusi quelli infiammabili.

Un simile schema consentirebbe di definire livelli minimi di competenza, innalzare gli standard di sicurezza, migliorare la qualità dei servizi e accompagnare la progressiva riduzione dei refrigeranti ad alto GWP. Il tutto con un approccio graduale e inclusivo, particolarmente importante in un Paese dove il settore informale mantiene ancora un peso significativo.

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Un mercato in crescita che richiede struttura

La domanda di raffrescamento in Bangladesh è in rapida espansione, trainata dalla crescita urbana, dall’industrializzazione e dall’aumento delle esigenze legate alla catena del freddo. Parallelamente, cresce la diffusione di refrigeranti alternativi e di nuove tecnologie, che impongono competenze tecniche più evolute.

La sfida, quindi, non è solo tecnologica ma sistemica: servono coordinamento tra gli attori della filiera, investimenti nelle infrastrutture formative, programmi basati sulle competenze reali, strumenti di monitoraggio e maggiore consapevolezza del valore economico di un lavoro qualificato.

Il Bangladesh dispone di una base concreta su cui costruire: volontà di progredire, stakeholder coinvolti e crescente attenzione istituzionale. Con una direzione strategica chiara, il Paese può compiere un salto di qualità verso un settore RACHP moderno, sicuro e sostenibile, fondato non solo sulle tecnologie, ma soprattutto sulle competenze delle persone.

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