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Una lacuna normativa potrebbe ritardare il recupero dello strato di ozono

View of Earth from space with visible continents and atmospheric glow
A stunning view of Earth from space showing continents and atmospheric glow

Un recente studio internazionale evidenzia come una deroga prevista dal Protocollo di Montreal possa rallentare significativamente il processo di recupero dello strato di ozono. Secondo i ricercatori, l’eccezione che consente l’utilizzo di sostanze ozono-lesive come feedstock nei processi industriali potrebbe comportare un ritardo fino a sette anni nel ritorno ai livelli del 1980.

Il Protocollo di Montreal, adottato nel 1987 e considerato uno degli accordi ambientali più efficaci, ha portato alla drastica riduzione dei clorofluorocarburi (CFC) e di altre sostanze responsabili dell’assottigliamento dell’ozono. Tuttavia, è stata mantenuta una deroga per l’impiego di tali sostanze come materie prime nella produzione di altri composti, sulla base dell’ipotesi iniziale che le perdite in atmosfera fossero minime, intorno allo 0,5%.

Le misurazioni più recenti, condotte anche attraverso la rete internazionale AGAGE, indicano invece valori di dispersione sensibilmente più elevati, con una media stimata attorno al 3,6% e picchi ancora superiori per alcune sostanze. Questo scostamento ha spinto i ricercatori a valutare l’impatto di tali emissioni sulla ricostituzione dello strato di ozono.

Le simulazioni mostrano che, in uno scenario con perdite ridotte allo 0,5%, il recupero dell’ozono potrebbe avvenire entro il 2066, mentre in assenza totale di emissioni da feedstock si anticiperebbe di un anno. Al contrario, mantenendo i livelli attuali di dispersione, il recupero verrebbe posticipato al 2073.

Lo studio sottolinea quindi la necessità di intervenire su questa criticità, attraverso una riduzione delle perdite, la sostituzione delle sostanze utilizzate o una revisione delle deroghe esistenti. In un contesto in cui la produzione industriale di materiali come plastiche e composti chimici è destinata a crescere, il controllo delle emissioni legate ai feedstock assume un ruolo sempre più rilevante.

I risultati rappresentano un segnale per le parti del Protocollo di Montreal, chiamate a valutare possibili aggiornamenti normativi per preservare i progressi ottenuti e garantire un recupero completo e duraturo dello strato di ozono.

L’argomento può essere approfondito direttamente sul sito del MIT.

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