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Mancano chip e materie prime: si fermano le aziende

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Photo by Craig Dennis on Pexels.com

L’impossibilità di reperire componenti chiave spinge diverse aziende a interrompere le produzioni: in parte è conseguenza del Covid, ma le radici della crisi sono molto più profonde e necessitano di interventi politici mirati.

Stop anche alla fabbrica Electolux di Susegana: la crisi delle materie prime causerà tra i quattro e i sei giorni di stop alla produzione, per frenare nel modo più rapido possibile la realizzazione dei frigoriferi in modo analogo a quanto già accaduto in altri stabilimenti nei mesi precedenti. La soluzione è tuttavia temporanea, e da settembre si valuterà l’attivazione della cassa integrazione ordinaria per gli oltre 1600 addetti dello stabilimento, forse addirittura per 13 settimane.

Il Freddo non è stato l’unico settore colpito: anche Candy-Haier, pochi mesi fa, fu costretta allo stop per la stessa ragione, interrompendo una lanciatissima produzione di lavatrici che ha rallentato un efficientissimo piando di crescita.

Sebbene la domanda del mercato sia elevatissima, la produzione non dispone delle risorse necessarie per soddisfarla: mancano chip e acciaio, ormai introvabili e al centro di uno scenario di crisi globale di difficile soluzione. Il Covid ha avuto il suo peso, ma la situazione ha origini ben più radicate, coinvolgendo i sistemi di approvvigionamento che si sono standardizzati negli ultimi anni.

  • Troppa domanda: con il boom dell’edilizia, è boom anche per la richiesta di impianti ed elettrodomestici. Il post Covid ha spinto sull’acceleratore, ma senza materie prime l’offerta non sarà in grado di far fronte agli ordini.
  • Mercato troppo asiatico: chip e materie prime arrivano principalmente dall’Asia, Cina in primis, un mercato con fortissima richiesta interna che al momento preferisce rifornire se stesso. La Subaru, colosso automobilistico, ha in ogni caso dovuto interrompere la produzione a Yajima (Giappone) lo scorso aprile, perché mancavano i chip per oltre 10.000 veicoli.
  • Semiconduttori e “Legge di Moore”:  “la complessità e le relative performance di un microcircuito, misurate tramite il numero di transistore per chip, raddoppiano ogni 18 mesi e quadruplicano ogni tre anni. Il costo delle apparecchiature per fabbricare semiconduttori raddoppia ogni quattro anni: bastano questi dati per capire come il mercato faccia fatica a inseguire i miglioramenti e gli sviluppi tecnologici. Il covid ha fatto saltare i ritmi abituali, innescando una crisi di difficile soluzione.
  • La crisi di Suez ha ulteriormente aggravato il problema, bloccando tonnellate di materie prime per settimane.

L’industria dei microchip è abituata a lavorare secondo il principio del just-in-time minimizzando le scorte in magazzino e contenendo i costi. Vista l’impennata della domanda non ha potuto fare altro che riorganizzare la propria fornitura verso le aziende tecnologiche. Ma i produttori di chip non hanno la possibilità di aumentare così improvvisamente e quantitativamente la produzione, e l’intera filiera è in affanno: serviranno interventi decisi a livello politico e industriale per risolvere il problema, o questo tipo di blocchi diverranno sempre più frequenti.

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