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Tecnico del freddo deceduto durante le operazioni: condannato il datore di lavoro

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Photo by KATRIN BOLOVTSOVA on Pexels.com

Fonti: Corriere di Chieri | Torinocronaca
Dpi inadeguati, strumentazione incapace di rilevare la concentrazione dei gas pericolosi e sistemi di sicurezza dell’impianto erano disattivati. Una trappola perfetta, contesto della fiammata che uccise Giorgio Tibaldi il 10 agosto 2021, mentre lavorava.

Inchiesta e processo hanno stabilito che non fu un errore dell’esperto tecnico santenese a causare la tragica fatilità, quanto la sistematica incuria: «Il modus operandi era una prassi avallata dal datore di lavoro per risparmiare tempo», scrive la giudice Claudia Beconi.

Gian Domenico Tesio, rappresentante della Delta Refrigerazioni e datore di lavoro della vittima, è stato condannato in primo grado a un anno e otto mesi di carcere. Otto mesi invece a Walter Baggi, titolare del negozio Il Gelo di Asti dove accadde l’incidente. Entrambi sono stati giudicati colpevoli di omicidio colposo. Le pene sono state sospese con la condizionale, ma prevedono una provvisionale da pagare ai parenti della vittima, «la cifra massima prevista dalla legge», dice l’avvocato Roberto Atzei, che assiste i familiari della vittima.

L’incidente
Giorgio Tibaldi, un tecnico di 56 anni e padre di tre figli, stava lavorando per risolvere un malfunzionamento del congelatore, in un seminterrato privo di finestre e angusto di 68 metri quadrati che ospita il sistema di raffreddamento. Ferito da una fiammata, riportò ustioni mortali nonostante l’assistenza medica ricevuta all’ospedale di Asti.

Le indagini furono complesse. Le versioni degli accusati contrastavano con quella del PM. Tesio e Baggi, unici imputati, scelsero il rito abbreviato. La giudice ricostruì le cause dell’incidente e le responsabilità: Tibaldi avrebbe dovuto svuotare il gas con una pompa esterna, saldare il tubo rotto e reimmettere il gas nel circuito, ma la pompa fu lasciata inutilizzata. Tibaldi utilizzò il compressore presente nell’impianto, disattivando i pressostati. Questo aumentò la pressione, causando l’esplosione del manometro e la fuoriuscita del gas mentre il tecnico usava la fiamma ossidrica. Senza dispositivi di protezione, la fiammata incidente fu fatale.

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Tesio confermò che queste procedure erano una prassi aziendale. La giudice Beconi aggiunse: «L’accesso di Tibaldi è stato consentito senza accertare l’assenza di pericoli e nella piena consapevolezza di una perdita di gas in atto». Anche Baggi ha delle colpe per non aver redatto un DVR per la propria azienda e per aver derogato agli obblighi di informazione.

La difesa contesta la ricostruzione del PM, affermando che, se il gas fosse stato in gran parte fuoriuscito dall’impianto, non avrebbe potuto esserci un regime di alta pressione tale da causare la rottura del manometro. Gli imputati hanno tempo fino a metà giugno per presentare eventuale ricorso in appello.

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