
La Tunisia si distingue nel panorama africano per i progressi significativi nella riduzione dell’uso di idroclorofluorocarburi (HCFC), composti dannosi per lo strato di ozono utilizzati nei settori della refrigerazione e dell’aria condizionata. A oggi, il paese ha già tagliato del 55% il consumo di queste sostanze, con un calo delle emissioni da 723 tonnellate nel 2022 a 325 tonnellate nel 2024. L’obiettivo finale è una riduzione dell’80% entro il 2045.
Madi Sakandé, presidente dell’Unione delle associazioni africane degli attori della refrigerazione e dell’aria condizionata (U-3ARC) e docente del Centro Studi Galileo, ha sottolineato durante una riunione regionale organizzata dall’UNIDO l’importanza di investire nel raffreddamento in un continente caldo come l’Africa. Ha inoltre evidenziato la necessità di creare agenzie nazionali indipendenti per coordinare l’uso di apparecchiature di refrigerazione domestiche, commerciali, industriali e di trasporto, promuovendo al contempo soluzioni ecologiche come aria condizionata fissa, pompe di calore e sistemi mobili.
Un’industria della refrigerazione ben organizzata potrebbe ridurre lo spreco alimentare, contribuire alla lotta contro i gas serra, incrementare il valore della produzione e creare nuovi posti di lavoro, ha aggiunto Sakandé. Tuttavia, la transizione verso alternative climaticamente sostenibili richiede campagne di formazione e sensibilizzazione, fondamentali per preparare l’industria ai cambiamenti.
Il coordinatore dell’Unità nazionale per l’ozono presso l’Anpe, Youssef Hammami, ha confermato che la Tunisia ha già eliminato completamente i clorofluorocarburi (CFC), il bromuro di metile e gli halon, contribuendo alla protezione dell’ozono grazie all’implementazione del Protocollo di Montreal.
Come importatore di apparecchiature alimentate a gas, la Tunisia deve inoltre affrontare la riduzione delle quote di idrofluorocarburi (HFC), allineandosi agli sforzi globali per limitare l’impatto ambientale del settore della refrigerazione.