
Da https://www.unido.org:
Si è concluso a Vienna il Sustainable Cooling Forum 2026 di UNIDO, intitolato “Rising to the Challenge”, segnando un momento rilevante nel percorso globale di contrasto al cambiamento climatico. L’evento, della durata di tre giorni e inserito nella Solutions Week di UNIDO, ha ridefinito l’approccio al raffrescamento sostenibile, passando da una visione limitata alla conformità ambientale e alla transizione dei refrigeranti prevista dal Protocollo di Montreal, a una prospettiva più ampia, riconoscendolo come una priorità trasversale per lo sviluppo e la resilienza in un contesto climatico in rapido cambiamento.
Un approccio sistemico al raffrescamento: il principale risultato delle otto sessioni del Forum è stato il riconoscimento della necessità di un approccio sistemico per affrontare la crescente domanda globale di raffrescamento, integrando soluzioni che considerino simultaneamente mitigazione climatica, adattamento ed equità sociale.
Attualmente, i sistemi di raffrescamento sono responsabili di circa il 7% delle emissioni globali di gas serra, mentre la domanda di elettricità per il raffrescamento è destinata a triplicare entro il 2060. Tuttavia, l’impatto umano della mancanza di azione è ancora più significativo: 2,4 miliardi di lavoratori sono esposti ogni anno a condizioni di calore estremo, con una perdita stimata di 512 miliardi di ore lavorative nel solo 2023. Inoltre, oltre un miliardo di persone, soprattutto nell’Africa subsahariana, in Asia meridionale e nei piccoli Stati insulari, non dispone di un adeguato accesso al raffrescamento. Le conseguenze economiche sono evidenti, ad esempio, nelle perdite post-raccolta nel settore ittico dell’Africa occidentale, che possono raggiungere il 20-50% a causa dell’assenza di catene del freddo.
Leadership e visione strategica
Nel corso della sessione inaugurale, il Direttore Generale di UNIDO, Gerd Müller, ha evidenziato il paradosso centrale: “Con l’aumento delle temperature cresce la domanda di raffrescamento, contribuendo a sua volta al cambiamento climatico. È necessario interrompere questo ciclo attraverso soluzioni efficienti e sostenibili”. Ha inoltre sottolineato i risultati ottenuti da UNIDO nell’ambito del Protocollo di Montreal, con oltre 1,35 miliardi di dollari mobilitati e, nel solo 2025, una riduzione di 150 milioni di tonnellate di emissioni di CO₂.
Megumi Seki, Segretaria Esecutiva dell’Ozone Secretariat, ha richiamato l’importanza di adottare un approccio basato sul systems thinking, che includa standard energetici più rigorosi, infrastrutture resilienti per le catene del freddo, formazione tecnica, soluzioni passive e progettazione edilizia adattata al clima.
Tina Birmpili, Chief Officer del Multilateral Fund, ha ribadito il ruolo centrale del Fondo nel supportare i Paesi nella transizione prevista dall’Emendamento di Kigali, mentre rappresentanti governativi, tra cui il Ministro dell’Ambiente della Nigeria e quello della Giordania, hanno evidenziato l’importanza di competenze, istituzioni solide e cooperazione internazionale.
Tecnologie disponibili, sfide nell’implementazione
Dal confronto con il settore industriale è emerso che le tecnologie necessarie sono già disponibili: dai climatizzatori a propano (R290) diffusi in Cina, alla refrigerazione commerciale a CO₂ operativa in climi caldi, fino a soluzioni passive e senza refrigeranti. Tuttavia, le principali criticità riguardano la diffusione su larga scala, ostacolata dalla carenza di tecnici qualificati, dalla frammentazione normativa e da modelli finanziari poco adeguati.
Finanza, innovazione e ruolo del settore privato
Un tema ricorrente è stato quello della limitata visibilità del raffrescamento nei meccanismi finanziari internazionali. UNIDO ha presentato la Transformation Pathway Initiative, un meccanismo di finanza mista con l’obiettivo di mobilitare 3 miliardi di dollari, e sono stati discussi modelli innovativi come il Cooling as a Service (CaaS) e i contratti ESCO, che spostano il peso economico dagli investimenti iniziali ai costi operativi.
Il Forum ha inoltre ridefinito il ruolo del settore privato, non più solo come soggetto regolato, ma come partner attivo nella progettazione delle soluzioni per la transizione globale.
Inclusione e cooperazione regionale
Particolare attenzione è stata dedicata ai temi dell’inclusione e dell’equità. Tra le iniziative presentate, il Charity Kpabep Scholarship Programme in Nigeria, volto a promuovere la partecipazione femminile nel settore RAC, rappresenta un modello replicabile su scala più ampia.
La cooperazione regionale è stata indicata come leva fondamentale per creare mercati più ampi e attrarre investimenti, attraverso l’armonizzazione di standard e regolamentazioni.
Il Forum ha riunito rappresentanti istituzionali, tecnici, finanziatori e operatori del settore provenienti da oltre 100 Paesi, lanciando un messaggio chiaro: la transizione del raffrescamento non può essere affrontata esclusivamente attraverso il cambiamento dei refrigeranti. È necessario un approccio integrato che includa tecnologie, competenze, modelli finanziari e politiche coordinate.
Come sottolineato da Alois Mhlanga, Direttore della Divisione Climate Innovation and Montreal Protocol di UNIDO, “il futuro del raffrescamento sostenibile richiede strumenti finanziari adeguati, un coinvolgimento strutturale del settore privato e il riconoscimento dell’accesso al raffrescamento come priorità per l’adattamento climatico”.
Con tecnologie già disponibili e una crescente urgenza, UNIDO e i partner internazionali delineano così una strategia globale basata su un approccio sistemico per garantire un raffrescamento sostenibile, equo e accessibile.