RELAZIONE TECNICA SUL TRASPORTO DELLE MERCI SURGELATE

waves2Grazie al contributo tecnico fornito da Luca Montefiori, Loss Adjuster and Survey della Mo.Bi Consulting,  oggi portiamo l’attenzione su una serie di informative tecniche e giuridiche riguardanti ogni aspetto del trasporto/conservazione di merci surgelate.
Il testo di seguito esposto è mirato altresì a fornire un ausilio di carattere tecnico nei confronti dei vari caricatori/produttori, che ovviamente pretendono la corretta gestione della catena del freddo.
INTRODUZIONE | Il percorso che ogni alimento surgelato compie per arrivare integro al consumatore finale viene definito “catena del freddo”.
Ogni fase è programmata per mantenere la temperatura dell’alimento surgelato al di sotto di -18°C, il produttore quindi pone la sua attenzione affinché ciascun anello della catena sia efficiente.

Prima di procedere con gli aspetti tecnici della filiera della catena del freddo, evidenziamo che per alimenti surgelati si intendono i prodotti alimentari:
  1. Sottoposti ad un processo di congelamento, detto “surgelamento” , che permette di superare con la rapidità necessaria, in funzione della natura del prodotto, la zona di cristallizzazione massima e di mantenere la temperatura del prodotto in tutti i suoi punti, dopo la stabilizzazione termica, ininterrottamente a valori pari o inferiori a – 18 °C.
  2. Commercializzati come tali
LEGISLAZIONE | Teniamo a precisare, ancor prima di sottoporre tutto ciò che prevedono le normative, che quest’ultime non tengono conto di svariati e molteplici aspetti che approfondiremo in seguito.
Le normative vigenti in merito di controllo e rispetto della catena del freddo, in sintesi, stabiliscono che la merce deve essere mantenuta per tutta la filiera ad una temperatura pari a -18°C con tolleranza massima di tre gradi centigradi e per brevi periodi.
Le normative in questione sono rappresentate da direttive comunitarie n. 89/108/EEC – 92/1/EEC – 92/2/EEC e la n. 178/2002 della Comunità Europea che fissa le procedure nel campo della sicurezza alimentare .
Particolare attenzione viene dedicata all’artico 7 – Principio di Precauzione, che recita quanto segue:
  1. Qualora, in circostanze specifiche a seguito di una valutazione delle informazioni disponibili, venga individuata la possibilità di effetti dannosi per la salute ma permanga una situazione d’incertezza sul piano scientifico, possono essere adottate le misure provvisorie di gestione del rischio necessarie per garantire il livello elevato di tutela della salute che la Comunità persegue, in attesa di ulteriori informazioni scientifiche per una valutazione più esauriente del rischio.
  2. Le misure adottate sulla base del paragrafo 1 sono proporzionate e prevedono le sole restrizioni al commercio che siano necessarie per raggiungere il livello elevato di tutela della salute perseguito nella Comunità, tenendo conto della realizzabilità tecnica ed economica e di altri aspetti, se pertinenti. Tali misure sono riesaminate entro un periodo di tempo ragionevole a seconda della natura del rischio per la vita o per la salute individuato e del tipo di informazioni scientifiche necessarie per risolvere la situazione di incertezza scientifica e per realizzare una valutazione del rischio più esauriente.
Di per se l’articolo in questione non fornisce alcuna indicazione precisa in merito alla natura delle “informazioni disponibili” , tanto meno indica che la merce debba essere alienata in caso di “possibilità di effetti dannosi”, ma semplicemente fornisce l’indicazione di procedere con maggiori accertamenti, per escludere qualsiasi rischio alla comunità.
Premesso quanto sopra, teniamo a sottolineare che trattandosi di merce surgelata, una variazione delle temperature di conservazione al di sopra dei 3°C di tolleranza ( ipotizziamo -8°C ) non potrà di certo comportare alterazioni batteriologiche, in quanto la merce rimane comunque in stato di congelazione.
Prendiamo spunto da questa prima riflessione e dall’analisi dell’Art. 7 della normativa 178/2002 per ampliare quegli aspetti tecnici che nessuna normativa prende in considerazione ma che in realtà sono di fondamentale importanza per stabilire se un prodotto surgelato abbia realmente subito un’alterazione tale da poter essere considerato rischioso per la Comunità.
Continua nel numero 1/2017 di Industria&Formazione…

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