Lutto nel mondo della chimica, addio al premio Nobel Mario Molina, scopritore del buco nell’Ozono

Mario Molina con il Presidente di AREA, Marco Buoni, a Ginevra, nel corso di un Meeting della Nazioni Unite.

Mario Molina, ricercatore insignito del Premio Nobel per la Chimica nel 1995, si è spento mercoledì 7 ottobre all’età di 77 anni.

Mario José Molina-Pasquel Henríquez è stato uno dei “padri” del Protocollo di Montreal: fu la sua equipe a scoprire il ruolo dei gas CFC nel progressivo deterioramento dello strato di Ozono che proteggere il pianeta. Molina si è spento a Città del Messico, stando alla notizia divulgata dal Mario Molina Center, da lui diretto.

Il lavoro del professor Molina, che dal 2004 ha diviso la sua attività tra il Messico e l’Università di San Diego, sarà sempre ricordato come una pietra miliare per la salvaguardia dell’ambiente e dell’atmosfera.

Era come una stella, attorno alla quale orbitano i pianeti“, ha commentato il rettore dell’UCSD, Pradeep Khosla. “Era un attrattore carismatico, che ha contribuito a portare qui un gruppo di grandissimi scienziati. Emenava un immenso senso di gravità e gravitas“.

Molina è riuscito a unire la ricerca scientifica all’impegno umanitario, attirando spesso l’attenzione non solo sui rischi ambientali dovuti all’inquinamento atmosferico, ma anche sulle fortissime ricadute che questo può avere sui paesi più poveri del mondo.

La carriera di Mario Molina iniziò prestissimo, quando da bambino trasformò il bagno di casa in un laboratorio: la passione per la chimica lo portò prima alla laurea in Ingegneria Chimica presso l’Università Nazionale Autonoma del Messico, nel 1965, per poi specializzarsi alla UC Berkeley nel 1972 con un dottorato in Chimica Fisica. Da lì il lavoro sui CFC, cloroflurocarburi: nel 1973, come disse il suo collega F. Sherwood Rowland, “ci rendemmo conto di aver scoperto cosa avrebbe causato la fine del mondo“. I due avevano infatti iniziato a sospettare che i CFC stessero creando un buco nello strato di Ozono, permettendo a una quantità anormale di raggi UV di raggiungere il pianeta.

Lo studio sull’argomento, pubblicato su Nature, fece scalpore: le major sminuirono il lavoro del duo, mettendone in dubbio ogni singolo aspetto, nel tentativo di salvaguardare la produzione di CFC. Furono necessari anni, ma grazie al supporto della comunità scientifica le nuove prove presentate dalla coppia di chimici convinsero governi e aziende a tagliare nettamente la produzione di CFC, e a operare con maggiore consapevolezza dei potenziali rischi dei prodotti chimici.

Il Protocollo di Montreal, del 1987, portò a una ulteriore riduzione dei CFC: cinquanta stati firmarono quello che è considerato forse il più importante accordo ambientale internazionale di sempre, che tocca oggi i 200 firmatari. Senza il lavoro di Mario Molina, questo non sarebbe stato possibile.

L’operato di Molina ha ricevuto un ulteriore riconoscimento nel 2013, quando venne insignito da Presidente Obama della Presidential Medal of Freedom: “Il Nobel viene assegnato per il lavoro che svolgi nel tuo campo. Ma la Presidential Medal of Freedom viene assegnata a persone che si ritiene abbiano avuto un impatto sulla società. Questo è davvero il più grande incentivo a continuare a lavorare su tutte le questioni in cui sono stato coinvolto, incluso il cambiamento climatico“, commentò Molina, che sarà sempre ricordato come uno dei massimi rappresentanti della chimica mondiale.

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