CMCC, rapporto shock: i cambiamenti climatici minacciano l’Italia, “servono azioni immediate”

Il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) ha rilasciato un rapporto, “Analisi del rischio. I cambiamenti climatici in Italia”, che mette in guardia da pericoli che rischiano di trovarci impreparati.

Sebbene sia uscito già da diverse settimane, le tragiche vicende degli ultimi giorni, con crolli e alluvioni diffusi in diverse zone in seguito al maltempo prolungato, hanno rimesso il rapporto al centro dell’attenzione: non solo il clima sta cambiando, ma il nostro Paese non sembra in grado di affrontare con efficacia le sfide imposte dalle emergenze, che spesso si susseguono a ritmo serrato.

La particolare sensibilità della zona mediterranea ai cambiamenti climatici (si tratta di un Hot Spot, citando la curatrice Donatella Spano) è in larga parte geografica:  la zona è infatti “influenzata dal clima arido del Nord Africa e da quello temperato e piovoso dell’Europa centrale, è previsto un riscaldamento che supera del 20% l’incremento medio globale e una riduzione delle precipitazioni in contrasto con l’aumento generale del ciclo idrologico nelle zone temperate comprese tra i 30° N e 46° N di latitudine“.

Per rendere meglio l’idea, rispetto alla situazione pre-industriale, la temperatura media in Italia si è alzata di 1,56° contro gli 1,1° della media globale.

I modelli usati dal CMCC, i Modelli Climatici Regionali (RCM) – COSMO-CLM ed EURO-CORDEX – arrivano a una risoluzione anche di 8-12 chilometri su scala nazionale, una precisione elevatissima, hanno evidenziato numerose criticità: oltre al rischio di aumento di 5° entro la fine del secolo, si prevede un aumento delle precipitazioni a Nord e un calo (con conseguente siccità) a Sud, con numerose giornate e notti calde, un rischio tangibile per la salute di anziani e soggetti a rischio. Le zone costiere, importantissime da un punto di vista sociale, economico e alimentare, sono quelle in assoluto più a rischio. Il dissesto idrogeologico è destinato a peggiorare: la deforestazione, con lo scioglimento delle nevi e dei ghiacci, causerà problemi enormi, arrivando al paradosso, con il calo della disponibilità di acqua per scopi agricoli e zootecnici.

Lo scenario peggiore spetta però forse ai centri urbani, i più suscettibili all’aumento delle temperature a causa di superfici impermeabili e scarsità di elementi naturali, rispetto alle zone rurali: la barra di mercurio può registrare differenze anche di 5°-10°, con conseguenze drammaticamente dirette: “Sono attesi incrementi di mortalità per cardiopatie ischemiche, ictus, nefropatie e disturbi metabolici da stress termico e un incremento delle malattie respiratorie dovuto al legame tra i fenomeni legati all’innalzamento delle temperature in ambiente urbano (isole di calore) e concentrazioni di ozono (O3) e polveri sottili (PM10).

Imperativo quindi agire subito: stando al CMCC, “questa è un’occasione da non perdere né rimandare: è il momento migliore in cui nuovi modi di fare impresa e nuove modalità per una gestione sostenibile del territorio devono entrare a far parte del bagaglio di imprese ed enti pubblici, locali e nazionali” I costi del mancato intervento sarebbero esorbitanti: fino al 7-8% del PIL, a fine secolo.

Il rapporto propone anche soluzioni economiche, come la creazione di Parternariati Pubblico-Privati (PPP), Green Bond, Social Bond e Sustainability Bond.

Urge approvare il prima possibile lo PNACC,  Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, che per Donatella Spano rappresenza “una solida base scientifica e informativa a disposizione delle amministrazioni regionali e locali che stanno intraprendendo il percorso di pianificazione dell’adattamento. Il PNACC fornisce infatti un’analisi climatica ad elevata risoluzione per l’Italia, identificando sei macroregioni climatiche sulla base del clima attuale e le rispettive proiezioni climatiche attese secondo due differenti scenari, un’analisi del rischio per il territorio italiano a livello provinciale nonché gli impatti e i rischi attesi per i 18 settori già precedentemente identificati dalla SNAC [Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, ndr]. Viene proposto anche un sistema di monitoraggio delle azioni efficace a scala locale e l’istituzione di una cabina di regia per il monitoraggio del Piano al fine di garantire un controllo a livello centrale che garantisca la standardizzazione delle informazioni, l’omogeneità degli approcci e il supporto ai territori per l’attuazione“.

Per approfondire il rapporto del CMCC, potete CLICCARE QUI.

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