“Disinfettanti e claim pubblicitari: ecco cosa devi sapere”, online la guida di Errecom

Da www.errecom.com
La pulizia e la sanificazione profonda degli ambienti e delle superfici non è mai stata così importante come in questo periodo. Trovare il prodotto più adatto per le nostre esigenze sembra, però, abbastanza complicato.

Tanto sui media tradizionali quanto sui social, infatti, veniamo bombardati continuamente da informazioni di vario tipo che troppo spesso ci confondono le idee. Un esempio lampante sono i prodotti che si dichiarano efficaci contro il Covid-19 tramite claim pubblicitari del tipo “Covid Killer” o “Coronavirus Neutraliser”.

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Quanto queste affermazioni possono essere considerate attendibili da un punto di vista scientifico? Quanto, invece, subiscono l’influenza di logiche di mercato e di business? Se vogliamo essere consumatori consapevoli abbiamo solo una soluzione: informarci, ma soprattutto farlo affidandoci agli esperti del settore.

In questo articolo, il responsabile del dipartimento di Ricerca & Sviluppo di Errecom, Dr. Paolo Mattavelli, fa chiarezza sulla questione, fornendoci una spiegazione scientifica.

1) Oggigiorno si trovano molte informazioni confuse e spesso contrastanti su come affrontare correttamente una prevenzione dal punto di vista della pulizia e dell’igiene. Come possiamo orientarci?

Fin dall’inizio della pandemia sono circolate molte informazioni spesso contrastanti che hanno generato confusione.

2) È importante distinguere termini come detersione, igienizzazione, sanificazione e disinfezione per non incorrere in confusione. Non sono sinonimi quindi?

Assolutamente no. Sono processi ben definiti e distinti, che hanno una loro connotazione precisa e prevedono l’utilizzo di prodotti specifici.

3) Iniziamo a fare quindi un po’ di chiarezza: cosa si intende per detersione?

La detersione è il processo fondamentale e imprescindibile per avere un ambiente o una superficie pulita. Si esegue con detergenti che rimuovono diversi tipi di sporco, habitat favorevoli alla crescita e alla proliferazione di batteri e muffe o covi di virus. La detersione non uccide nè elimina il patogeno, ma lo rimuove insieme al suo habitat.

4) È sufficiente la detersione per ridurre il rischio di contagi?

No, è indispensabile ma non sufficiente, perché non elimina definitivamente il batterio o il virus ma si limita a rimuoverlo dalla superficie detersa. Per ridurre il rischio di contagio è quindi necessario procedere con un’ulteriore azione.

5) In cosa consiste lo step successivo?

È necessario procedere con i processi di igienizzazione o disinfezione. Anche in questo caso sono richiesti prodotti specifici quali igienizzanti e disinfettanti.

6) I termini “disinfettante” e “igienizzante” sono sinonimi?
No, sono due concetti diversi. Con il termine disinfettante si intendono tutti quei prodotti registrati e autorizzati alla vendita che uccidono i patogeni (virus, batteri, muffe).
La registrazione è necessaria per poter dichiarare il potere disinfettante del prodotto, la cui formulazione deve essere testata al fine di identificare l’efficacia e la pericolosità delle molecole in esso contenute.
In Italia, ad esempio, questo processo è eseguito dall’istituto Superiore della Sanità di concerto con il ministero della Salute che rilascerà il titolo di Presidio Medico Chirurgico, unitamente al numero di registrazione. Queste diciture dovranno apparire sul packaging del prodotto.
Le normative dei vari Paesi Europei prevedono al momento iter diversi, fermo restando che ovunque l’immissione di disinfettanti sul mercato necessita di un’autorizzazione. In Germania e in Polonia, ad esempio, la procedura è simile a quella italiana e si conclude con l’ottenimento di un numero di registrazione. In Francia, Regno Unito e Portogallo, invece, gli enti competenti rilasciano una semplice autorizzazione alla vendita. Tutte queste procedure sono in fase di armonizzazione grazie alla Legge Biocida Europea che regolamenterà il commercio dei disinfettanti in tutta Europa. L’utilizzo del termine disinfettante e di tutti i claim che portano a pensare all’uccisione dei patogeni è pertanto soggetto a precise normative che le aziende produttrici devono rispettare.

L’igienizzante, invece, è un prodotto atto a ridurre la presenza di batteri, muffe e virus con diversi metodi. Questa gamma di prodotti può essere o in attesa di una registrazione come disinfettanti o essere dei detergenti con una composizione tale da andare a aumentare la rimozione dei patogeni in maniera più efficiente rispetto a un detergente che ha come fine ultimo altri tipi di sporco. Questa categoria trova classificazioni diverse a seconda della legislazione del singolo paese.

7) Che cosa si intende, invece, con il termine “sanificazione”?
La sanificazione è un concetto strettamente operativo che prevede, in sequenza, la fase di detersione e quella di igienizzazione o disinfezione. Questi due step vengono declinati in termini di metodologie e procedure da seguire, mezzi e prodotti da utilizzare al fine di garantire il risultato atteso. Facciamo maggiore chiarezza con un semplice esempio. Se vogliamo sanificare l’unità interna di un impianto di climatizzazione, dovremo sapere: quali parti del sistema dobbiamo detergere e successivamente disinfettare, come farlo e con quali prodotti, con che frequenza agire e quali strumenti sono più idonei per ottenere il risultato desiderato.

8) È necessario usare sempre disinfettanti?
È bene sempre leggere accuratamente le indicazioni d’uso del prodotto, per identificare quello più idoneo alle proprie necessità.
Se si ha l’esigenza di una disinfezione profonda come ad esempio in ospedale, in una casa di cura o in una situazione in cui si ha certezza della presenza di un contagiato è tassativo optare per un disinfettante riconosciuto efficace contro quella particolare categoria di microorganismi.
Se si esegue solo un’azione preventiva, invece, è sufficiente dopo la detersione l’uso di un igienizzante che aumenti l’azione di rimozione già attuata dal detergente.

9) Perché le autorità competenti hanno suggerito fin dall’inizio della pandemia di usare solo alcol o candeggina contro il virus SARS-CoV-2 che causa il Covid-19?
Il suggerimento da parte dell’OMS di utilizzare alcol e candeggina è dipeso dalla necessità di fornire a tutti un mezzo semplice e di facile reperibilità, in un momento di estrema crisi e urgenza mondiale. Ora che la situazione è maggiormente sotto controllo rispetto a prima e si conosce meglio il virus, non è più possibile affermare che questa continui ad essere la scelta migliore. Sarebbe bene optare per l’uso di disinfettanti registrati, la cui formulazione sia testata e garantita sulla famiglia dei coronavirus.

10) Come dovremmo comportarci nei confronti dei prodotti che si dichiarano efficaci contro il Covid-19?
È importante porre molta attenzione in merito. In Europa, per dichiarare l’efficacia di un prodotto contro uno specifico virus, batterio o muffa, è necessario che venga testato su quel determinato patogeno. Purtroppo, troppo spesso questo claim viene usato impropriamente, soprattutto con riferimento a malattie particolarmente pericolose per l’uomo. È il caso del Covid-19, il cui virus non è mai entrato in nessun laboratorio che testa l’efficacia dei prodotti, al fine di salvaguardare la salute degli operatori. In questi casi, infatti, la procedura adottata dai laboratori è quella di testare i prodotti su virus appartenenti alla stessa famiglia di quello di interesse ma con una pericolosità inferiore. La conclusione a cui si giunge, pertanto, è che se il prodotto è efficace contro i virus appartenenti alla stessa famiglia di quello più pericoloso, anche quest’ultimo verrà ucciso, in quanto simili. Se è vero che questa deduzione è universalmente riconosciuta in termini di efficacia del prodotto, è altrettanto assodato che utilizzare claim che dichiarano l’efficacia contro il virus specifico più pericoloso non è consentito. Ad esempio, un conto è dichiarare che il prodotto è efficace contro un determinato virus specifico, come il rotavirus, un altro è affermare che il prodotto è efficace contro la famiglia dei Reoviridae.

11) Nel caso del Covid-19, quindi, qual è la comunicazione che sarebbe corretta trovare sui prodotti testati in Europa?
Partirei da una premessa: il virus SARS-CoV-2 che causa il Covid-19 appartiene alla famiglia dei virus incapsulati e la famiglia dei coronavirus è una sottofamiglia di questi ultimi. Quindi, nel caso dei prodotti europei che non sono stati testati contro il virus SARS-Cov-2 ma bensì contro la famiglia di appartenenza, la comunicazione corretta da veicolare ai consumatori dovrebbe essere la seguente: “efficace contro la famiglia dei virus incapsulati”, o tutt’al più “efficace contro la famiglia dei coronavirus”.

12) Hai altri consigli per i nostri lettori?
Occorre avere un piano di sanificazione specifico per le varie aree da trattare, e che tenga in considerazione le effettive necessità, in funzione dei singoli casi. È importante prestare attenzione ai materiali che devono essere detersi e disinfettati per evitare che condotte di sanificazione troppo aggressive rimuovano eventuali vernici o diano il via alla formazione di ruggine, potenziale covo di batteri e muffe. Inoltre, vorrei sottolineare che l’attenzione indirizzata alla pandemia attualmente in corso a livello mondiale, non deve far sì che vengano trascurati gli altri patogeni che possono comunque continuare a proliferare nell’ambiente in cui viviamo.

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