Assoclima evidenzia alcune criticità per le industrie italiane presenti nel Regolamento F-Gas

Alessandro Riello

Dalla pagina Linkedin di Assoclima pubblichiamo:
Il 22 gennaio scorso, a conclusione della tavola rotonda “La sfida della competitività per il comparto industriale delle pompe di calore elettriche italiano”, Alessandro Riello, past President di Assoclima, ha evidenziato alcuni aspetti del nuovo Regolamento UE sui gas fluorurati a effetto serra (rif. Regolamento F-Gas 2024/573) che rischiano di penalizzare l’industria manifatturiera italiana ed europea.

Paradossalmente queste disposizioni europee sembrano accanirsi maggiormente su tecnologie tipiche del nostro Continente, le macchine idroniche di media e grande potenza, con l’introduzione di requisiti e tempistiche inadeguati. Linee di prodotto progettate nel corso di decenni non possono essere riconvertite nello spazio di un mattino, soprattutto perché non si tratta di procedere a un semplice retrofit di gamme esistenti ma a una riprogettazione totalmente ex novo.

Nel suo intervento, Riello ha poi sottolineato una limitazione ancora più grave e incomprensibile: “Se da una parte l’adozione delle nuove regole per il mercato interno europeo pone tutti alla pari nel collocare i prodotti sul mercato dell’Unione, dall’altra la direttiva stessa pone un veto all’esportazione nei mercati extra UE dei prodotti fabbricati nel nostro continente che utilizzano i ‘precedenti’ gas refrigeranti, anche se quei Paesi continueranno a consentirne l’uso, che è invece negato sul mercato europeo.
Questo porterà inevitabilmente a un forte ridimensionamento di tutti gli attori dell’UE sul mercato mondiale, mentre le aziende che producono al di fuori del vecchio continente potranno continuare a operare senza limitazioni; potremmo definirla una ‘discriminazione alla rovescia’ che porta con sé il rischio di una desertificazione del nostro panorama manifatturiero, la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro e, per chi potrà, una delocalizzazione legata alla creazione di nuovi insediamenti industriali al di fuori dei nostri confini.
Le aziende italiane ed europee hanno investito per essere protagoniste del cambiamento. Ora la politica deve fare la sua parte per garantire un equilibrio competitivo e preservare il nostro tessuto industriale
.”

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