Formazione, inclusione e cooperazione: il settore del freddo al centro del Piano Mattei

Un gruppo di sei persone sedute attorno a un tavolo durante una riunione, con dispositivi portatili e documenti, in un ambiente d'ufficio. Sullo sfondo ci sono foto appese alle pareti.
Meeting a Roma per il Piano Mattei. Al meeting hanno preso parte sia il CEO del Centro Studi Galileo, Marco Buoni, che il docente CSG Madi sakandé, Presidente di U-3ARC, associazione Panafricana del Freddo.

Il settore della refrigerazione e climatizzazione può diventare un ponte concreto tra Italia e Africa. È quanto emerso dall’incontro avvenuto presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri con i referenti della Struttura di Missione del Piano Mattei, Fabio Massimo Ballerini e Stefano Del Debbio. Al centro del confronto, la proposta di avviare percorsi strutturati di formazione e inserimento lavorativo per giovani africani qualificati nel comparto HVACR, rispondendo così alla carenza cronica di tecnici specializzati in Italia.

Tra i principali esperti tecnici e di policy del settore, al meeting hanno preso parte anche Marco Buoni, CEO del Centro Studi Galileo e Segretario di ATF, nonché International Affairs e Past President di AREA, e il docente CSG Madi Sakandé, Presidente di U-3ARC, associazione Panafricana del Freddo.

Il progetto, “Cold Skills”, mira a selezionare, formare e integrare in Italia almeno 100 giovani africani con competenze tecniche di base, attraverso un percorso certificato conforme agli standard europei. Alla base del modello vi è un ampio partenariato che unisce organizzazioni italiane e africane del settore, associazioni imprenditoriali e realtà della società civile. L’obiettivo è duplice: contribuire allo sviluppo locale nei Paesi d’origine e offrire risposte efficaci alle esigenze occupazionali e produttive italiane, promuovendo allo stesso tempo inclusione sociale e mobilità regolamentata.

L’iniziativa rappresenta un’opportunità strategica nel quadro del Piano Mattei, ponendo al centro competenze tecniche, cooperazione internazionale e sostenibilità. Il coinvolgimento diretto delle imprese italiane nella progettazione formativa e nell’accoglienza dei tirocinanti è pensato per generare un impatto duraturo, riducendo il turn-over e rafforzando le filiere professionali. In un contesto in cui la transizione ecologica richiede nuove competenze e capitale umano qualificato, investire sulla formazione condivisa significa investire sul futuro.

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