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Tunisia, ridotto del 70% il consumo di refrigeranti ozonolesivi

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Photo by Amine Mayoufi on Pexels.com

La Tunisia ha ridotto del 70% il consumo di idroclorofluorocarburi entro la fine del 2025, rispetto al livello nazionale di riferimento pari a 725 tonnellate. Il risultato ha consentito di evitare l’emissione di circa 917.670 tonnellate di CO₂ equivalente e rappresenta una tappa rilevante nel percorso di progressiva eliminazione delle sostanze dannose per lo strato di ozono.

Il dato è stato illustrato a Tunisi da Youssef Hammami, coordinatore dell’Unità nazionale per l’ozono presso l’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente, intervenuto durante un seminario organizzato in vista della Giornata Mondiale della Refrigerazione, con il sostegno dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale, UNIDO.

Gli HCFC sono stati impiegati per anni soprattutto nei settori della refrigerazione e del condizionamento dell’aria. Pur avendo avuto un ampio utilizzo industriale e domestico, sono sostanze lesive per l’ozono e contribuiscono al riscaldamento globale. La loro eliminazione progressiva rientra negli impegni assunti dalla Tunisia nell’ambito del Protocollo di Montreal, al quale il Paese ha aderito nel 1989, e dei successivi emendamenti, compreso l’Emendamento di Kigali, adottato nel 2016 e ratificato da Tunisi nel 2021.

Tra il 1989 e il 2010 la Tunisia aveva già eliminato diverse sostanze ozono-lesive, tra cui CFC, bromuro di metile e halon. Nel 2014 è stata adottata una strategia nazionale per la graduale eliminazione degli HCFC, attuata in più fasi con il sostegno dei partner internazionali.

Secondo le Nazioni Unite, la nuova fase 2026-2030 punta ad azzerare il consumo nazionale di HCFC entro il 2030. Il programma prevede recupero, riciclo e rigenerazione dei refrigeranti, formazione tecnica, supporto ai centri professionali e progetti pilota nei settori della pesca e dell’agroalimentare.

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