Il 16 settembre si celebra il World Ozone Day – International Day for the Preservation of the Ozone Layer, la Giornata internazionale istituita dalle Nazioni Unite per ricordare la firma, avvenuta nel 1987, del Protocollo di Montreal sulle sostanze che riducono lo strato di ozono. Il tema scelto per il 2026, “Global Action for a Cooler Planet”, assume un significato particolare: quest’anno ricorre infatti il decimo anniversario dell’Emendamento di Kigali, adottato il 15 ottobre 2016 per avviare la progressiva riduzione della produzione e del consumo degli HFC.
Il Protocollo di Montreal rappresenta uno dei principali esempi di cooperazione ambientale internazionale. Politiche basate sulla scienza, partecipazione universale, meccanismi di conformità, finanziamenti dedicati e collaborazione tra istituzioni e industria hanno permesso di ottenere risultati concreti nella protezione dello strato di ozono. Nel 2009, la Convenzione di Vienna e il Protocollo di Montreal sono diventati i primi trattati nella storia delle Nazioni Unite a raggiungere la ratifica universale.
Con l’Emendamento di Kigali, questa esperienza è stata estesa alla sfida climatica. Gli HFC, pur non danneggiando lo strato di ozono, sono potenti gas a effetto serra. Secondo le Nazioni Unite, la piena attuazione dell’Emendamento potrebbe evitare fino a 0,5 °C di riscaldamento globale entro la fine del secolo, con benefici potenzialmente doppi se il phase-down viene accompagnato da una maggiore efficienza energetica nel raffrescamento.
Nel suo messaggio per il World Ozone Day 2026, il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha richiamato l’urgenza di accelerare la transizione verso un raffrescamento sostenibile. Con temperature globali crescenti ed eventi di caldo estremo sempre più frequenti, l’accesso a sistemi efficienti di refrigerazione e climatizzazione assume infatti un ruolo essenziale per salute, sicurezza alimentare, attività economiche e resilienza climatica.
UNEP OzonAction ha inoltre messo a disposizione nuovi strumenti per supportare governi, National Ozone Units e tecnici: guide per valutare la sostenibilità degli impianti RAC, materiali sulle nuove classificazioni dei refrigeranti, documenti sulla catena del freddo, strumenti per le autorità doganali e il UNEP-AREA Training Manual on Refrigerants Servicing and Good Practices, dedicato all’utilizzo sicuro, efficiente e ambientalmente responsabile dei refrigeranti.
L’impegno di Centro Studi Galileo e ATF
Anche nel 2026 Centro Studi Galileo e Associazione Tecnici del Freddo – ATF hanno proseguito la propria collaborazione con UNEP e UNEP OzonAction, portando formazione, certificazione e capacity building in diversi contesti internazionali.
A Casale Monferrato, ATF e CSG hanno ospitato un Train-the-Trainers UNEP dedicato a undici professioniste del settore RAC provenienti da Bangladesh, Maldive, Bhutan, Cina, Mongolia e Nepal. Il programma ha affrontato buone pratiche, gestione degli F-Gas, refrigeranti naturali, sicurezza, metodologie formative e sistemi di certificazione, con la partecipazione di Sonja Wagner di UNEP OzonAction.
A Bangkok, durante l’OEWG48 delle Parti del Protocollo di Montreal, Marco Buoni ha preso parte alle attività UNEP-AREA dedicate alle competenze del settore service e alla diffusione del nuovo manuale formativo congiunto, ribadendo il ruolo centrale di formazione e certificazione nell’attuazione dell’Emendamento di Kigali.
Parallelamente, nell’Africa francofona, le attività promosse con UNEP OzonAction hanno coinvolto Paesi quali Togo, Benin, Costa d’Avorio, Repubblica Democratica del Congo e Burkina Faso, con visite ai centri di formazione, stakeholder meeting e valutazioni finalizzate alla costruzione di sistemi nazionali di certificazione. In Burkina Faso, ad agosto, una specifica missione ha posto le basi per un futuro schema nazionale dedicato ai tecnici della refrigerazione e del condizionamento.
Il World Ozone Day 2026 ci ricorda che la transizione non dipende soltanto dalle tecnologie: servono tecnici qualificati, formatori preparati, sistemi di certificazione solidi e una cooperazione internazionale capace di trasformare gli obiettivi ambientali in competenze concrete sul campo.
