C’è chi dice no! La protesta statunitense contro l’eliminazione degli HFC           

mondo-inquinatoNella stessa giornata dalle colonne di Industria & Formazione Online ci troviamo ad analizzare punti di vista diametralmente opposti.

Da un lato il Giappone che a passi da gigante innova la sua impresa e dall’altro l’industria americana che ancorata alle decennali abitudini che, in ogni caso, l’hanno portata a primeggiare a livello mondiale, non vuole saperne di alcuni cambiamenti.

Il casus belli è la protesta da parte di alcune associazioni statunitensi di produttori  riguardo le decisioni dell’EPA di proibire l’R404A e l’R507.

L’associazione NAFEM, organo di tutela dei fabbricanti di sistemi per la refrigerazione commerciale, attacca frontalmente l’EPA non condividendo la linea che viene definita irrealizzabile, fantasiosa e soprattutto disastrosa dal punto di vista economico. Inoltre parrebbe che in alcuni stati dell’unione non si potrebbero adottare i gas sostitutivi in quanto leggermente infiammabili.

 Occorre ricordare che l’utilizzo di tali gas sia la principale causa di buco dell’ozono, che se non controllato assumerà carattere di irreversibilità negli anni immediatamente a venire con conseguenze catastrofiche per la terra. Nel 2014 per la prima volta si è ottenuta una storica vittoria. Il buco dell’ozono è diminuito e di questo occorre dire grazie all’impegno della nostra industria, che a prezzo di grandi sacrifici in termini di risorse ha accettato la sfida del nostro secolo: crescere senza danneggiare l’ambiente.

Solo l’Europa deve chinarsi a questa esigenza? Perché i paesi più ricchi e industrializzati continuano a dare il proprio diniego ai protocolli internazionali in tal senso?

Da Europei dimostriamo di essere coerenti con la nostra storia di civiltà che ha contribuito a formare in maniera determinante la cultura e la tecnica mondiale. Anche oggi manteniamo il nostro ruolo di innovatori cercando di guidare tutte le potenze industriali verso un nuovo modo di produrre, più attento alle problematiche ambientali per evitare che si aggravino diventando irreversibili.

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