Gas refrigeranti: come smaltirli correttamente? Quali normative?

928756869-Servizio-Smaltimento-Bombole-Gas-RefrigeranteUn recente studio elaborato congiuntamente da Legambiente e dal Consorzio Universitario di Economia Industriale e Manageriale (I gas refrigeranti in Italia, stato dell’arte e proposte, settembre 2013) evidenzia come lo smaltimento dei gas refrigeranti di rifiuto (CER 140601* e, in parte, 160405*) derivanti dalle manutenzioni degli impianti di refrigerazione, condizionamento d’aria e antincendio è nettamente inferiore alle aspettative. A fronte infatti di circa 10.000 tonnellate di refrigeranti nuovi annualmente venduti in Italia, gli smaltimenti si aggirano nell’ordine di qualche centinaio di tonnellate. Per dare un’idea del problema, le tabelle che seguono (riportate nello studio precedentemente citato) mostrano come l’Italia si colloca agli ultimi posti in Europa in fatto di quantità di refrigerante smaltito, nonostante appartenga ad una fascia climatica caldo-temperata.

Produzione CER 140601* e 160504* in alcuni Stati europei.

Codice CER 14 06 01*
  Stato Produzione (tonnellate) Popolazione (milioni ab.) Pro capite gr./abitante
1 Inghilterra (2010)* 1.457 61,7 23,6
2 Germania (2010) 1.900 82 23,2
3 Norvegia (2011) 89 4,9 18,2
4 Francia (2010) 1.052 64,3 16,4
5 Olanda (2010) 221 16,4 13,5
6 Rep. Ceca (2011) 102 10,5 9,7
7 Scozia (2010) 39 5,3 7,3
8 Italia (2010) 265 60 4,4
9 Portogallo 9 10,7 0,8
10 Irlanda (2011) 0,53 4,5 0,1
Codice CER 16 05 04*
  Stato Produzione (tonnellate) Popolazione (milioni ab.) Pro capite gr./abitante
1 Norvegia (2011) 795 4,9 162,2
2 Inghilterra (2010)* 7.155 61,7 116,0
3 Scozia (2010) 420 5,3 79,2
4 Olanda (2010) 869 16,4 53,0
5 Germania (2010) 2400 82 29,2
6 Francia (2010) 1.324 64,3 20,6
7 Irlanda (2011) 88 4,5 19,6
8 Italia (2010) 917 60 15,3
9 Portogallo 45 10,7 4,2
10 Rep. Ceca (2011) 6 10,5 0,6

*: i dati indicati sono relativi alla gestione e non alla produzione dei CER considerati.
Fonte: Ente di protezione dell’ambiente deputato al controllo e alla raccolta dei dati relativi ai rifiuti per ciascuno Stato Europeo considerato – Elaborazione Legambiente

Tra le cause che, a nostro avviso, contribuiscono a limitare il corretto smaltimento di tali rifiuti, oltre a quelle congiunturali dell’attuale ciclo economico italiano, intravediamo gli elevati costi della logistica legati allo smaltimento dei rifiuti da manutenzione, che incide soprattutto sullo smaltimento delle piccole quantità di rifiuto, la necessità di introdurre l’obbligo di raccolta differenziata in relazione alla natura di refrigerante e alla carenza di preparazione sulla specifica materia degli operatori addetti ai controlli degli impianti.
Nel seguito si riporta una breve analisi delle criticità evidenziate nonché alcune proposte per dare soluzione alle criticità medesime.

A) Intercettare le piccole quantità di rifiuto prodotte nelle attività di manutenzione dei piccoli impianti

La raccolta e lo smaltimento legale delle piccole quantità di refrigerante di rifiuto(da 1 Kg a qualche decina di Kg) rappresenta il grosso problema della questione. Le piccole quantità infatti:

  • sono raccolte presso piccoli impianti privati/commerciali generalmente non controllati (addirittura esenti, per gli impianti più piccoli, dall’obbligo di libretto di impianto);
  • sono facilmente smaltibili illegalmente in aria;
  • i frigoristi manutentori che se ne occupano sono spesso piccole società artigianali non strutturate, come anche i loro clienti;
  • per come è attualmente strutturata le filiera di smaltimento dei refrigeranti, il costo di raccolta e trasporto di pochi Kg di rifiuto da un determinato sito è altissimo (diverse centinaia di euro; in alcuni casi, se il ritiro è urgente e dedicato solo allo specifico sito, potrebbe superare il migliaio di euro) e ciò, vista la dimensione delle imprese proprietarie degli impianti e delle aziende di manutenzione, incentiva lo smaltimento illegale in aria. Tale costo di trasporto risulta elevato a causa della dislocazione estremamente “polverizzata” sul territorio delle quantità da raccogliere.

E’ opinione comune che tali piccole quantità rappresentano il grosso della produzione di questa tipologia di rifiuto. In Italia non esistono statistiche ufficiali; si tenga però presente che in USA le piccole quantità costituiscono il 75% del totale della produzione di refrigeranti di rifiuto. Alla luce di ciò, si ritiene prioritario rendere più fruibile il servizio legale di raccolta e smaltimento dei refrigeranti di rifiuto alle piccole imprese e ciò sarebbe fattibile riducendo drasticamente i costi di raccolta e trasporto delle piccole quantità. A tale proposito la soluzione che si propone è dare la possibilità ai frigoristi manutentori di accumulare una certa quantità di rifiuto presso la propria sede, ad esempio si stima quale quantità ottimale 150 Kg. La società autorizzata al trasporto a questo punto ritirerebbe i 150 Kg in un solo punto invece che in 50 o 100 siti diversi e quindi il relativo costo sarebbe enormemente più contenuto. Tale modello è attualmente adottato negli USA, dove lo stoccaggio temporaneo dei refrigeranti usati è consentito presso la sede del frigorista e anche presso i venditori di refrigerante nuovo.

B) Introdurre l’obbligo esplicito di raccogliere i refrigeranti di rifiuto in modo differenziato.

L’eventuale introduzione della novità di cui al punto precedente potrebbe indurre il frigorista manutentore a raccogliere le diverse piccole quantità mediante un’unica bombola, mischiando tutte le tipologie di refrigerante. In questo modo il mix di sostanze che ne risulta non sarebbe più rigenerabile e dovrebbe essere inviato obbligatoriamente a termodistruzione (peraltro all’estero, in quanto in Italia non esistono impianti autorizzati allo scopo). Questo è contro il principio comune a tutti i rifiuti in generale, in base al quale, come noto, si deve privilegiare il riutilizzo sulla distruzione. Dovrebbe quindi essere introdotto l’obbligo di raccolta differenziata per i refrigeranti di rifiuto, tenendo conto cha tale eventuale obbligo non penalizzerebbe più di tanto il frigorista manutentore, il quale dovrebbe avere solamente la semplice accortezza di utilizzare bombole diverse per ciascuna tipologia di refrigerante estratto.
L’obbligo della raccolta differenziata si ritiene inoltre debba essere esteso anche alle aziende che smaltiscono e riciclano i RAEE gruppo

C) Formare gli operatori addetti ai controlli.

Un altro problema riguarda la carenza di controlli sulla gestione dei refrigeranti di rifiuto. Durante la nostra attività abbiamo avuto modo di verificare che – fatta eccezione per alcuni corpi di polizia specializzati (NOE, NAS) – tutti gli altri operatori che dovrebbero o che potrebbero controllare gli impianti di refrigerazione e come viene gestito il refrigerante sanno poco o nulla di questa materia. Proponiamo quindi che il Ministero dell’Ambiente si faccia promotore istituzionale per la formazione capillare di tutti gli altri operatori addetti ai controlli quali polizia locale, polizia provinciale, ASL, ecc. Da parte degli scriventi, abbiamo già predisposto, nell’ambito di una recente collaborazione con Legambiente, un prontuario delle infrazioni in materia di gestione degli impianti di refrigerazione e condizionamento d’aria ad uso e consumo degli operatori dei controlli. Tale prontuario tuttavia non è mai stato adeguatamente diffuso. Proponiamo pertanto di avviare una collaborazione con il Ministero dell’Ambiente in questo senso, coinvolgendo anche altri operatori del settore del freddo (ad es. il Centro Studi Galileo specializzato da sempre nella formazione nel settore del freddo) ed eventualmente facendosi carico dei relativi costi.

L’articolo è frutto di una proposta puntuale inviata al Ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare, Direzione Generale per i rifiuti e l’inquinamento (RIN)

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