USA FUORI DALL’ACCORDO SUL CLIMA. ALLE 15 DI OGGI L’ANNUNCIO DEL PRESIDENTE TRUMP

1463467379-trumpLa decisione è imminente. Con ogni probabilità oggi, alle 15 di Washington, il Presidente Trump annuncerà il ritiro degli Stati Uniti d’America dall’Accordo sul Clima siglato a Parigi durante il COP21 di dicembre 2015.
L’obiettivo del tycoon è quello di evitare alle aziende americane una perdita di competitività causata dalla riconversione. Tuttavia l’industria USA, prima delle dichiarazioni in merito del Presidente, aveva già iniziato a lavorare nella direzione dell’utilizzo di refrigeranti naturali, del risparmio energetico e delle energie verdi.
Un esempio è costituito dalla lunga missiva indirizzata al VicePresidente Mike Pence da parte dalla HVACR Industry Alliance, unione degli industriali nord americani del settore Refrigerazione e Condizionamento, dove si fa riferimento esplicito agli accordi di Parigi sul clima e si chiede anche la ratifica dello storico emendamento di Kigali al Protocollo di Montreal che elimina gradualmente le sostanze climariscaldanti, il quale però non pare essere oggi in discussione.
A tal proposito il Presidente AHRI Stephen Yurek ha dichiarato “Stiamo cercando di tenere i due accordi separati, perché sono situazioni completamente diverse. L’accordo di Kigali supporterà l’industria americana e lo sviluppo di nuove tecnologie unendo per la prima volta organizzazioni ambientaliste e rappresentanze industriali”.
L’Emendamento di Kigali, per essere operativo, va ratificato dal Senato, entro la fine del 2018 con una maggioranza di due terzi.
L’attuale composizione della camera alta degli States, 52 Repubblicani, 46 Democratici e 2 indipendenti, non consente ai Repubblicani, anche nell’eventualità di un voto unanime del Gruppo, di rendere valida la ratifica. Servirà quindi la stampella Democratica ad una maggioranza che su questo tema, abbiamo notato, potrebbe avere più d’una difficoltà.
Per quanto riguarda l’Accordo di Parigi invece la trattativa per la “Clexit” è condotta dall’Amministratore Delegato dell’Agenzia per la Protezione Ambientale Scott Pruitt, nominato da Trump a febbraio 2017 e noto per appoggiare le teorie critiche circa il contributo dei gas serra al riscaldamento globale.
Insistono tuttavia all’interno del cerchio magico Trumpista anche alcune figure sensibili ai temi ambientali in particolare la figlia Ivanka e il genero Jared Kushner, che avrebbero suggerito al Presidente la modifica di alcuni parametri escludendo l’abbandono totale dell’intesa.

Cosa sono COP, CMP e Protocollo di Kyoto

La Conferenza sui Cambiamenti Climatici, COP, è la sessione annuale della Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) del 1992.
Dalla COP3 è nato nel 1997 il Protocollo di Kyoto, trattato internazionale in materia ambientale riguardante il surriscaldamento globale. A maggio 2013 gli Stati che hanno aderito e ratificato il Protocollo sono 192.
Le riunioni della COP sono concomitanti a quelle della CMP, Riunione delle Parti del Protocollo di Kyoto.

Gli accordi sul Clima di Parigi

La Conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici, COP 21 o CMP 11, si è tenuta dal 30 novembre al 12 dicembre 2015 con l’obiettivo di concludere un accordo vincolante e universale sul clima. Il Testo presentato ha trovato il favore delle 196 Nazioni rappresentata (Parti).
L’accordo raggiunto limiterà l’incremento del riscaldamento globale a meno di 2°C rispetto ai livelli pre-industriali.
Nella versione adottata gli Stati si impegnano ad andare oltre e limitare l’aumento a 1,5°C.
Nel “clima” concitato dei giorni della COP21 anche il Pontefice Francesco ha preso posizione pubblicando l’enciclica “Laudato si” e il Presidente della Confederazione Sindacale Internazionale Sharan Burrow, a nome dei 175 milioni di lavoratori di 155 paesi del mondo rappresentati ha dichiarato che “Non ci sono posti di lavoro su un pianeta morto”.
La COP22 tenutasi a Marrakech a novembre 2016 ha trattato le modalità di applicazione dell’accordo sul clima firmato durante la precedente COP21 di Parigi.
Per essere adottato l’accordo ha richiesto la ratifica di 55 nazioni per un totale del 55% delle emissioni globali di gas serra.
Le prime Parti a ratificare l’accordo sono state le Isole Fiji e altre nazioni insulari pesantemente minacciate dall’innalzamento dei mari. A settembre 2016, prima del G20 di Hangzhou, Cina e Stati Uniti hanno consegnato al Segretario Generale ONU Ban – Ki -Moon il proprio documento d’intesa. Ad ottobre 2016 si giunge quindi a 62 nazioni per il 52% totale delle emissioni.
Con l’adesione, il 4 ottobre 2016, dell’Unione Europea il limite di 55 nazioni per il 55% di emissioni è stato abbondantemente superato rendendo efficace l’accordo a partire dal 4 novembre 2016.
Tutte le nazioni dovranno adottare le norma previste all’interno dei propri sistemi giuridici.

MOP28, Emendamento di Kigali e Protocollo di Montreal

Parallelamente a Kyoto un altro accordo fondamentale per la salvezza del Pianeta è il Protocollo di Montreal definito da Kofi Annan “L’accordo internazionale sul clima più efficace di sempre”.
Il 15 ottobre 2016 a Kigali (Rwanda) durante la 28a Riunione delle Parti del Protocollo di Montreal MOP2 le 197 Parti hanno approvato un emendamento al Protocollo stesso che sancisce l’eliminazione progressiva e definitiva della produzione e dell’utilizzo degli idrofluorocarburi (Hfc), sostanze climalteranti.
L’Emendamento approvato eviterà un aumento di 0,5°C, la più grande riduzione di temperatura mai ottenuta in un unico accordo e contestualmente un risparmio di 70 miliardi di tonnellate di CO2 emesse in ambiente.
Le economie più floride come Unione Europea e Stati Uniti  inizieranno a limitare l’uso di HFC nel giro di pochi anni con un taglio netto del 10% dal 2019.
La Cina, le Nazioni dell’America Latina e le isole della Micronesia ne inibiranno l’uso dal 2024.
Altri paesi in via di sviluppo, in particolare l’India, il Pakistan, l’Iran, l’Iraq e gli Stati del Golfo non ne congeleranno l’uso fino al 2028 e la Cina, il più grande produttore al mondo di HFC, darà il via all’applicazione della riforma nel 2029.
Montreal” è lo strumento operativo dell’ONU per l’attuazione della Convenzione di Vienna “a favore della protezione dell’ozono stratosferico”. Entrato in vigore nel gennaio 1989, ad oggi, è stato ratificato da 192 Paesi.
Il Protocollo stabilisce i termini di scadenza entro cui le nazioni firmatarie si impegnano a contenere i livelli di produzione e di consumo delle sostanze dannose per la fascia d’ozono stratosferico (halon, tetracloruro di carbonio, clorofluorocarburi, idroclofluorocarburi, tricloroetano, metilcloroformio, bromuro di metile, bromoclorometano).
Il Protocollo, inoltre, disciplina gli scambi commerciali, la comunicazione dei dati di monitoraggio, l’attività di ricerca, lo scambio di informazioni e l’assistenza tecnica ai Paesi in via di sviluppo.
Nel 1990, il Protocollo di Montreal ha istituito il Fondo Multilaterale Ozono per aiutare i Paesi in via di Sviluppo a raggiungere i loro impegni di conformità rispetto all’eliminazione della produzione e del consumo di sostanze ozono lesive. Il Fondo finanzia progetti di investimento, assistenza tecnica, formazione, capacity building, trasferimento tecnologico e riconversione industriale in 147 Paesi in Via di Sviluppo (definiti “Paesi Art. 5” ai sensi del Protocollo).
Dalla sua istituzione ad oggi, il Fondo ha erogato finanziamenti per un totale di 3.2 miliardi di dollari eliminando più di 463.000 tonnellate metriche di sostanze ozono lesive attraverso 7000 progetti.
L’Italia ha favorito la cessazione dell’impiego delle sostanze ozono lesive, nonché la disciplina delle fasi di raccolta, riciclo e smaltimento con la legge 549/93, successivamente modificata dalla n. 179 del 1997 e ha stabilito la partecipazione al Fondo multilaterale per il Protocollo di Montreal con la legge n. 409 del 29 dicembre 2000. I successivi decreti ministeriali 26 marzo 1996 e 10 marzo 1999 hanno disciplinato il recupero delle sostanze ozono lesive per il loro riciclo, riutilizzo e distruzione. Il decreto del Ministero dell’Ambiente del 3 ottobre 2001 (GU Serie Generale n.249 del 25-10-2001) ha completato il programma di dismissione degli halon e iniziato il recupero dei cluorofluorocarburi (CFC) dagli impianti e dalle apparecchiature di condizionamento e di refrigerazione, in attuazione dell’art.16 del Regolamento (CE) 2037/2000 (oggi art. 22 del Regolamento (CE) n. 1005/2009. Con il decreto vengono istituiti i “Centri di raccolta autorizzati” che provvedono al recupero, riciclo, rigenerazione e distruzione dei CFC, degli HCFC e degli Halon.

Ricordiamo che nel XVII Convegno Europeo le Nazioni Unite con le maggiori Associazioni industriali, tecniche e scientifiche mondiali parleranno del cambiamento degli impianti frigoriferi #EUconfRAC

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