“Adding Value to the Future” report finale del Progetto Italo – Turco

image (3)a cura di Simone Porta | Il progetto Adding Value to the Future si è posto l’obiettivo di rafforzare la partnership e la conoscenza tra le aziende dei due Distretti del Freddo di Casale Monferrato e Izmir.
Per battere la concorrenza dell’estremo oriente diventa necessario stabilire delle sinergie tra produttori di due Paesi vicini, come Italia e Turchia, con reciproci scambi ed opportunità. Certamente, si tratta di un processo lungo e complesso ma, a lungo termine, vantaggioso e costruttivo per entrambi.
Il nostro lavoro ha riguardato da un lato una panoramica sui due Distretti italiani del freddo, dall’altro un’indagine rivolta espressamente alle aziende facenti parte di Casale Capitale del Freddo.
La metodologia di lavoro è consistita nella raccolta ed analisi dei dati economico-finanziari dei due Distretti (fonti: Unioncamere, Associazioni locali di categoria, Osservatorio sui Distretti), nonché sulla somministrazione di un questionario alle aziende del comparto casalese.
Ad intervalli regolari si sono svolti altresì quattro incontri tra la Delegazione Turca e quella Italiana.
Il primo di essi ha avuto luogo ad Izmir alla fine di giugno del 2016, con l’obiettivo di reciproca conoscenza/presentazione, nonché sull’illustrazione dl progetto stesso.
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Nel secondo meeting, che ha avuto luogo a Casale Monferrato a dicembre 2016, è stata presentata e discussa la metodologia di consegna e raccolta questionari alle aziende del freddo, sia italiane che turche.
Trattandosi di un’indagine comparativa, era fondamentale poter avere per entrambi un identico modus operandi, al fine di poter confrontare i dati raccolti con gli stessi criteri ed eliminare così variabili che avrebbero reso difficoltosa la lettura dei medesimi.
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Sempre a Casale Monferrato si è tenuto a Marzo 2017 il terzo incontro, in cui si sono confrontati i risultati dei due lavori, condotti parallelamente in Italia ed il Turchia, in conformità delle metodologie discusse ed ottimizzate nel precedente meeting di dicembre.
Infine, ad aprile 2017 si è svolto ad Izmir un importante convegno internazionale ed incontri b2b del settore della refrigerazione, in cui sono stati divulgati pubblicamente i risultai di questo lavoro congiunto.image (2)
Si è preso in esame quindi dapprima il settore a livello nazionale partendo da “Venetoclima”, Distretto del nordest specializzato nelle attività del settore termomeccanico,  che a loro volta coinvolgono tutti i sistemi legati alla gestione della temperatura e dell’umidità di un ambiente.
L’ossatura dei prodotti di termoregolazione riguarda sia la gestione del calore, attraverso termosifoni, caldaie, generatori di calore, bruciatori, scalda-acqua, termoconvettori a gas e generatori di aria calda; sia la gestione del freddo, con refrigeratori, ventilconvettori e condizionatori.
Si tratta, quindi, non di un Distretto del freddo in senso stretto vero e proprio, bensì in primo luogo riguardante le aziende meccaniche i cui prodotti esercitano una regolazione sul controllo del clima, inteso come temperatura ed umidità).
I dati quantitativi mostrano una lieve flessione nel 2014 rispetto ai due anni precedenti, sia in termini di numero di aziende (-0,54%), che di addetti (-1,53%) che di export (-0.93%).
Si è arrivati quindi all’indagine che ha riguardato il Distretto piemontese dei frigoriferi industriali di Casale Monferrato, Ticineto e Quattordio, ubicato in provincia di Alessandria.
Il settore produttivo “core” del Distretto è quello della refrigerazione, e tra i prodotti dell’industria si ricordano le vetrine refrigerate, i banchi frigo, i frigoriferi, gli autocarri frigoriferi, i congelatori, le apparecchiature e gli impianti frigoriferi elettrici e termici in genere, elementi complessi per la refrigerazione industriale e commerciale.
Anche in questo caso si assiste ad una flessione riguardante sia il numero di aziende (-1,60%), che soprattutto di addetti (-6,23%), mentre rimane sostanzialmente invariato l’export (-0.08%).
Per dare nuovo slancio al settore, nel 2007 venne dato il via al progetto “Casale capitale del freddo”, promosso dalla Città di Casale Monferrato, dal Centro Studi Galileo e dall’Agenzia di Sviluppo Lamoro, con l’obiettivo di creare sinergia tra gli operatori del settore della refrigerazione, condizionamento e pompe di calore (energie rinnovabili), attraverso l’istituzione di luoghi di aggregazione per le imprese, la costituzione di una banca dati dei progetti, la fornitura dei servizi tecnici alle aziende e l’integrazione delle le esigenze delle imprese con i portatori di interessi territoriali (Associazioni di Categoria, Agenzie di sviluppo, Poli di Innovazione, cooperazioni internazionali e partecipazioni a bandi sull’innovazione).
Il tutto, attraverso cinque punti fondamentali, quali: istituzioni, formazione, centri ricerca, associazioni, industrie.
Essendo quello casalese della refrigerazione un settore industriale in toto, è stata successivamente svolta anche un’indagine comparativa tra i settori industriali regionali e quelli specifici della provincia di Alessandria, così da avere un quadro più esaustivo del territorio e della sua economia.
I dati provinciali del 2016 rispetto a quelli del 2015 segnano una diminuzione netta di numero di imprese di 181 unità, mentre la produzione industriale resta sostanzialmente immutata con un 0.2% all’attivo; il netto miglioramento viene però dall’export, con punte di +30% nel settore della gioielleria e +16% nella chimica.
Sempre riguardo all’export, i Paesi UE che hanno registrato un aumento di interscambio sono stati Francia e Regno Unito (dati pre-Brexit, naturalmente), mentre il resto dell’Unione Europea è rimasto sostanzialmente analogo rispetto all’anno passato.
Se si analizzano, invece i dati extra-UE, si constata un aumento verso la Svizzera, seguito da USA ed Asia.
Alla luce di ciò, ragionando in termini di dati previsionali per il 2017, si potrebbero ipotizzare un aumento della produttività del 15% per un aumento degli ordini del 12%, a fronte di un export del +20%.
Naturalmente, si tratta di ipotesi “macro”, con le dovute cautele del caso ed anche con significative differenze tra i vari settori industriali produttivi.
Quello che si può evincere, invece, è che seppur con molte differenze tra le varie aziende di un settore molto frammentato, il comparto industriale del freddo rispecchia sostanzialmente l’andamento del settore della meccanica.
Da qui, il lavoro si è poi concentrato specificatamente sulle aziende del Distretto a cui, tramite l’invio di un questionario, è stato chiesto di comunicare, anche eventualmente in forma anonima, dei loro dati interni “divulgabili” (es: ordine di grandezza di fatturato, numero di addetti, percentuale di export, presenza o meno di brevetti), ovvero non sensibili e/o riservati, al fine di realizzare una “fotografia” dello stato di salute del comparto stesso.
Sono stati presi in considerazione quattro settori:

  1. Gli allestitori di camion refrigerati, utilizzati per il trasporto di merci deperibili, quali ad esempio cibi surgelati e farmaci.
  2. I produttori di componentistica: raccordi, tubi, evaporatori, condensatori.
  3. I produttori di vetrine refrigerate e/o climatizzate utilizzate come dispenser di bevande, spuntini e gelati in luoghi pubblici (stazioni, scuole, uffici)
  4. I produttori delle vetrine industriali per il contenimento di cibi surgelati, utilizzate in supermercati, ristoranti, bar.

L’invio, la compilazione e la restituzione dei suddetti questionari ha richiesto circa quattro mesi di lavoro; sono state contattare trentotto aziende, dapprima telefonicamente per avere la possibilità di illustrare meglio a voce il progetto e le sue finalità, e poi via mail così da allegare il questionario e lasciare una traccia scritta del progetto in questione.
Naturalmente, sin dall’inizio nella “spiegazione”, sia telefonica che via mail,  si è dato particolare risalto all’opportunità per le aziende che avessero restituito il questionario compilato, di partecipare gratuitamente alla missione/convegno/incontri b2b a Izmir (Turchia).
Trascorsa circa una settimana dal primo invio, sono state ricontattate telefonicamente tutte le suddette aziende per sapere se avessero ricevuto e compilato il questionario per la raccolta dati.
Dopo diverse ri-telefonate e re-invii di mail, alla fine sono giunti compilati dieci questionari, mentre hanno preso parte alla missione in Turchia i Responsabili di quattro aziende.
Volendo trarre delle considerazioni alla luce dei dati riportati sui questionari, nonché sul grande sforzo necessario per l’ottenimento, si evince che alcuni imprenditori, pochi per fortuna, reagiscono ad una potenziale opportunità di business presentando delle resistenze iniziali “a prescindere”, unite ad una poca lungimiranza.
Bisogna certamente tenere conto del fatto che, obiettivamente, molte aziende risultano essere dimensionalmente troppo piccole e quindi non in grado di poter competere da sole su mercati esteri.
Esse si trovano davanti ad un bivio: o continuare come si è agito finora, con i conseguenti rischi di perdere di competitività e posizioni di mercato; oppure scegliere di “fare squadra”, aggregandosi ad altre aziende su progetti/prodotti mirati, o a poli di innovazione, piuttosto che associazioni di categoria.
Si tratta quest’ultima di una scelta “culturale”, certamente non facile ma molte volte necessaria, che deve essere vista e “capita” all’interno di un modo nuovo di concepire il business e la concorrenza, in un contesto competitivo completamente cambiato, nel bene e nel male, rispetto a solo pochi anni or sono.
Un altro punto critico assolutamente non trascurabile è che molte aziende del Distretto sono di fatto degli assemblatori, senza possedere un loro proprio know-how interno in termini di prodotto, processo, brevetti, design e identità di marchio.
Questi aspetti li espongono ad un rischio concorrenziale molto elevato, per il fatto sia di non poter competere sui segmenti “alto di gamma”, sia anche per un’organizzazione interna grande ma non grandissima e quindi anche poco rapida nell’affrontare cambi di scenario.
Fortunatamente, le aziende grandi e strutturate, facenti o meno a capo a gruppi industriali multinazionali esteri, rappresentano una solida base per l’economia locale, in quanto dotati sia di strutture deputate alle attività sia di ricerca & sviluppo, che di interscambio con l’estero.
Esse infatti, sono in grado di dare lavoro proporzionalmente a molte persone, sia direttamente come dipendenti, sia indirettamente muovendo un indotto di aziende più piccole per la fornitura di componenti.
Come già accennato in precedenza, non c’è una “ricetta magica” in grado di fare aumentare o ritrovare in breve tempo una competitività di prodotto/processo.
Una possibile strategia potrebbe essere rappresentata dalle opportunità offerte da “Industria 4.0”, ovvero il passaggio ad una forte digitalizzazione: dati alla mano, le aziende che investono in ICT hanno per ora un vantaggio competitivo notevole a quelle che decidono di rimanere sulla via tradizionale.
Un’altra opportunità è quella cosiddetta del “Made in Italy”, ovvero il puntare strategicamente all’alto di gamma con prodotti eccellenti e di qualità sia sotto l’aspetto funzionale che del design.
In tal modo, si può ottenere una maggiore marginalità per singolo pezzo ed anche una più forte identità e riconoscibilità del marchio.
Si tratta, comunque, di strategie a medio-lungo termine, che riguardano non solo i prodotti, bensì tutti gli aspetti dell’azienda, dall’immagine coordinata del sito, alla produzione, dalla qualità all’assistenza.
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