Nel programma di incontri formativi gratuiti proposto da Centro Studi Galileo e Associazione Tecnici del Freddo a Refrigera 2025, uno spazio specifico è stato dedicato alla gestione del rischio connesso all’impiego dei refrigeranti, tema che torna centrale con la diffusione di fluidi A2L e naturali. In questo quadro si inserisce l’intervento di Andrea Ulivi, Industrial Market Manager di GeneralGas Kryon, focalizzato sulla norma UNI EN 378 e su come tradurne i requisiti in procedure operative coerenti per progettisti, installatori e manutentori.
Il punto di partenza richiamato dal relatore è netto: la EN 378 è in vigore da anni e deve essere considerata un riferimento strutturale anche quando si opera con refrigeranti tradizionalmente percepiti come “meno critici”. L’attenzione del mercato, tuttavia, cresce in modo tangibile proprio perché la transizione in atto introduce refrigeranti con profili di pericolosità differenti (infiammabilità, alta pressione, requisiti di sicurezza), imponendo una lettura più rigorosa e documentata delle condizioni di installazione e di esercizio.
Al centro della presentazione, Smart 378, applicativo sviluppato per supportare l’analisi di conformità ai sensi della UNI EN 378 e la corretta impostazione dell’analisi del rischio. Il software, illustrato come strumento pensato per l’operatività quotidiana, si rivolge a più figure: progettisti, installatori, manutentori e utilizzatori/RSPP, con l’obiettivo di rendere tracciabile il percorso valutativo e di produrre una documentazione strutturata da consegnare al committente.
Secondo quanto descritto, la logica applicativa parte da una checklist preliminare compilata in sede di sopralluogo insieme al responsabile del sito, integrabile con fotografie e informazioni sull’impianto e sul contesto. Il flusso operativo conduce poi alla generazione di una relazione completa: analisi dei rischi, indicazione della carica limite per tipologia d’impianto e refrigerante, e guide operative di supporto. Un elemento evidenziato in ottica pratica riguarda la possibilità di mantenere i dati in cloud per facilitare gli interventi successivi e la gestione della manutenzione, evitando duplicazioni e consentendo una maggiore continuità documentale.
Nel dettaglio tecnico, la presentazione ha insistito su due variabili determinanti per una valutazione corretta: categoria di accesso agli ambienti e allocazione dell’impianto. Viene richiamata la distinzione tra ambienti A, B e C (da accesso pubblico a contesti progressivamente meno restrittivi), e la necessità di correlare tale classificazione al posizionamento dell’impianto (sala macchine, esterno, ambiente refrigerato, espansione diretta, cascata, ecc.). L’impostazione mostrata propone inoltre l’inserimento di parametri dimensionali e ambientali (superficie/volume, altezza, ventilazione, aperture, condizioni del locale, presenza di aree seminterrate), elementi che incidono direttamente sui criteri di sicurezza, anche considerando la possibile stratificazione dei gas.
La sezione refrigeranti è stata presentata con un’impostazione “multi-fluido”, includendo A2L, A1 e naturali come CO₂ e R290, in modo da consentire valutazioni omogenee al variare delle scelte progettuali. Il modulo dedicato alle misure di sicurezza guida l’utente nell’individuazione e nella verifica delle dotazioni: intercettazioni, dispositivi di sicurezza, rilevazione perdite, sistemi di allarme e logiche di blocco del flusso, oltre alla raccolta delle informazioni impiantistiche tipiche (ricevitori, valvole, componentistica) e delle checklist relative a sala macchine, ispezioni e manualistica.
Un passaggio di rilievo, richiamato anche nel confronto con il pubblico, riguarda la funzione di tutela tecnica e documentale per l’installatore: la relazione può includere la classificazione dell’ambiente sulla base del sopralluogo e delle dichiarazioni del committente, con checklist firmata in contraddittorio. L’obiettivo è chiarire il perimetro informativo entro cui è stata svolta l’analisi, considerando che destinazioni d’uso e condizioni operative possono modificarsi nel tempo, con ricadute sulla sicurezza non imputabili a chi ha realizzato l’impianto.
Nel dibattito finale è stata inoltre richiamata la centralità dell’applicazione della UNI EN 378 come riferimento armonizzato rispetto alle direttive pertinenti e, soprattutto, la necessità di dimostrare in modo verificabile l’adozione delle misure di sicurezza e la coerenza con i limiti di infiammabilità e gli altri parametri di rischio. In questa prospettiva, il software viene presentato come risposta a una criticità concreta del mercato: l’analisi consulenziale può risultare onerosa per molte realtà, mentre uno strumento guidato consente di operare in autonomia e con maggiore rapidità, mantenendo la qualità della valutazione.
L’intervento è consultabile tramite il player a inizio articolo. Buona visione!
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