Certificazione F-Gas, refrigeranti alternativi e sicurezza sul lavoro: il chiarimento della Commissione europea

Facciata dell'edificio della Commissione Europea a Bruxelles con banner blu che presenta il logo dell'Unione Europea.

La transizione verso refrigeranti a basso impatto climatico e naturali richiede un aggiornamento sempre più stretto delle competenze tecniche. Il tema non riguarda soltanto la riduzione delle emissioni di gas fluorurati, ma anche la sicurezza degli operatori chiamati a lavorare su impianti che possono contenere sostanze infiammabili, tossiche o soggette a pressioni elevate. In questo quadro si inserisce la petizione n. 1162/2025, presentata al Parlamento europeo dall’ing. Marco Masini, dedicata al rapporto tra il Regolamento (UE) 2024/573 sugli F-Gas e la normativa europea in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

La petizione evidenzia una criticità rilevante per il settore HVAC/R: il rischio che le certificazioni ambientali, come quelle previste per la gestione degli F-Gas, possano essere interpretate come sufficienti ad autorizzare l’operatore a lavorare con refrigeranti alternativi senza una formazione adeguata sui rischi specifici. Il documento richiama infatti il fatto che il nuovo Regolamento F-Gas promuove l’impiego di soluzioni alternative ai gas fluorurati, mentre la normativa sulla sicurezza sul lavoro impone obblighi autonomi in materia di formazione professionale, verifica delle competenze e tracciabilità dell’addestramento.

Il punto centrale è particolarmente attuale: idrocarburi, CO₂, ammoniaca e altri refrigeranti alternativi richiedono competenze differenti rispetto agli HFC tradizionali. Infiammabilità, alta pressione, tossicità e specifiche procedure di intervento rendono indispensabile un percorso formativo capace di integrare l’obiettivo ambientale con quello della prevenzione degli incidenti. La petizione richiama anche il contesto italiano, citando il D.Lgs. 81/2008 e il nuovo Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025, che rafforza il principio di una formazione commisurata ai rischi effettivi della mansione.

Nella risposta ricevuta il 20 febbraio 2026, la Commissione europea chiarisce che i sistemi di formazione e certificazione previsti dal Regolamento (UE) 2024/573 hanno come finalità principale la riduzione delle emissioni di gas fluorurati, ma includono anche elementi di sicurezza. I requisiti minimi stabiliti dagli atti di esecuzione prevedono infatti conoscenze relative alle normative e agli standard di sicurezza applicabili, nonché alle misure da adottare durante la manipolazione delle sostanze.

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La Commissione precisa inoltre che l’inserimento delle alternative agli F-Gas nei requisiti di certificazione è stato introdotto proprio per affrontare i rischi connessi a questi refrigeranti, tra cui infiammabilità, pressioni più elevate e tossicità. A questo proposito vengono richiamati il Regolamento di esecuzione (UE) 2024/2215 per la refrigerazione stazionaria e alcune apparecchiature mobili e il Regolamento di esecuzione (UE) 2025/1893 per il condizionamento mobile.

Un passaggio importante riguarda però il rapporto con la normativa sulla sicurezza sul lavoro. Secondo la Commissione, le regole F-Gas non sostituiscono né modificano gli obblighi previsti dalla legislazione europea sulla salute e sicurezza, in particolare dalla Direttiva quadro 89/391/CEE, dalla Direttiva 98/24/CE sugli agenti chimici e dalla Direttiva 2004/37/CE su cancerogeni, mutageni e sostanze tossiche per la riproduzione. Tali norme impongono al datore di lavoro di valutare tutti i rischi presenti nel luogo di lavoro, adottare misure preventive e protettive, fornire dispositivi di protezione individuale e garantire informazione e formazione ai lavoratori.

Per i tecnici del freddo e per gli organismi che si occupano di formazione e certificazione, il messaggio operativo è chiaro: la certificazione ambientale e la formazione sulla sicurezza devono essere considerate complementari, non alternative. La prima attesta competenze legate alla corretta gestione dei refrigeranti e alla riduzione delle emissioni; la seconda deve garantire che l’operatore sia formato sui rischi concreti della specifica attività svolta, secondo quanto previsto dalla normativa nazionale di recepimento delle direttive europee.

La conclusione della Commissione è che, sul piano giuridico, gli strumenti normativi risultano coerenti e generano sinergie per promuovere una manipolazione sicura dei refrigeranti. Resta però decisivo il ruolo degli Stati membri, delle autorità competenti, delle imprese e degli enti di formazione nel tradurre questa coerenza normativa in percorsi realmente efficaci, aggiornati e verificabili. Per il settore HVAC/R, la transizione ai refrigeranti alternativi potrà essere sostenibile solo se accompagnata da competenze tecniche solide, formazione sui rischi specifici e piena integrazione tra certificazione ambientale e sicurezza sul lavoro.

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