Climatizzazione: che aria tirerà nel 2017?

climatizzatori-economiciIl 2017 sarà un anno caratterizzato da importanti eventi geopolitici che influenzeranno i mercati. Le aziende devono essere pronte a gestire i cambiamenti e cogliere le opportunità. Si racconta che il presidente John F. Kennedy, in un discorso a Indianapolis nel 1959, abbia detto che la parola crisi in cinese è composta da due caratteri: uno rappresenta il pericolo e l’altro l’opportunità. Alessandro Riello, presidente di Assoclima Costruttori Sistemi di Climatizzazione, in occasione di una recente assemblea dell’associazione ha illustrato i risultati positivi dei primi nove mesi del 2016 e sollecitato le aziende del comparto a prepararsi a cogliere nel 2017 le nuove opportunità di business derivanti dai cambiamenti in atto.
Nonostante il perdurare della crisi economica, il mercato della climatizzazione si è infatti evoluto in modo positivo negli ultimi due anni (nei primi nove mesi del 2016 il fatturato Italia del settore della climatizzazione ha registrato, rispetto allo stesso periodo del 2015, un incremento del 44,5% in numero di pezzi e del 37,1% a valore). Ciò è successo anche grazie alla crescita dei sistemi a pompa di calore, che hanno finalmente acquisito dignità di cittadinanza all’interno del comparto; una crescita supportata dall’introduzione della tariffa D1 e dalle proroghe delle detrazioni fiscali del 65%. A questi strumenti oggi si aggiungono le aspettative nei confronti del nuovo conto termico e della ristrutturazione generalizzata delle tariffe elettriche, misure che dovrebbero aprire la strada a risultati ancora migliori. “Non possiamo però dimenticare – ha precisato Riello – il nostro ruolo più importante, quello legato allo sviluppo tecnologico: se da una parte abbiamo bisogno di rendere stabili e strutturali gli strumenti di incentivazione, dall’altra le imprese sono chiamate a un continuo impegno volto a ricercare e progettare sistemi sempre più performanti. In questi anni le nostre aziende hanno lavorato molto in questa direzione ma la strada è ancora lunga.”
Guardando all’anno appena iniziato non si può, secondo Riello, non tenere conto delle tensioni causate dall’elezione del neo-presidente degli Stati Uniti, dall’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e dagli scenari di guerra in Medio Oriente e Nord Africa. Analogamente non potranno essere trascurati gli effetti delle elezioni che interesseranno Francia e Germania e la situazione di incertezza economica e politica che vive l’Italia. “Tra le tante e variopinte dichiarazioni del presidente Trump durante la campagna elettorale ci preoccupano le posizioni sulle tematiche energetiche ambientali, anche se è chiaro che in un momento di così grande fluidità ogni scenario può essere stravolto e ribaltato. Penso, quindi, che sia bene monitorare con estrema attenzione gli avvenimenti iniziali perché la storia americana ci ha insegnato che ciò che viene detto nel corso della campagna elettorale spesso ha un seguito differente, così come è noto che la gestione del potere e la governance negli Stati Uniti, soprattutto per evitare disgregazioni e gravi disordini, si sviluppa poi su tesi politiche centraliste ed equilibrate. Da ottimista dico che anche un avvicinamento alla Russia e un possibile allentamento delle sanzioni potrebbero portare una ventata di positività per le nostre attività. L’auspicio, ovviamente, è che non ci aspetti una nuova crisi. È certo che ci troviamo di fronte a una situazione molto complessa, che si caratterizza per equilibri geopolitici instabili e con alleanze che cambiano rapidamente. Sempre di più dobbiamo abituarci a convivere con una diversa ciclicità dei periodi economici, con una costante incertezza e con un continuo cambiamento di scenari che tutto questo inevitabilmente comporta. Abbiamo già attraversato crisi energetiche, economiche e politiche e le abbiamo affrontate modificando le nostre abitudini e soprattutto innovando e questa per il futuro non sarà più l’eccezione ma la regola. Forse la differenza rispetto al passato è che oggi ci troviamo di fronte anche a una crisi sociale, a un cambiamento che andrà gestito con strumenti diversi da quelli che abbiamo utilizzato fino a oggi.”

 

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