Urbanizzazione e cambiamenti climatici spingono la corsa ai condizionatori in Europa

annie-spratt-223947-unsplashUn nuovo studio, tutto italiano, appena pubblicato su Environmental Science and Policy, dimostra che in assenza di politiche mirate ed efficaci, molte famiglie si affideranno ai condizionatori per adattarsi ai cambiamenti climatici, rischiando di generare ancora più emissioni di gas ad effetto serra.
La ricerca, guidata da Enrica De Cian, professoressa dell’Università Ca’ Foscari Venezia e ricercatrice del Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc), analizza per la prima volta le dinamiche di adozione degli impianti per l’aria condizionata e degli isolamenti termici per raffreddare gli ambienti in 8 paesi, di cui 5 europei, da oggi al 2040, combinando i dati di un sondaggio condotto dall’Ocse su un campione di famiglie con dati climatici.
Oltre alle importanti differenze regionali nei singoli paesi, e all’impennata nelle città, lo studio evidenzia che, più del reddito, una delle componenti essenziali per scegliere di dotarsi di un condizionatore è la ricchezza del nucleo familiare. Determinanti anche la presenza di soggetti a rischio nelle abitazioni, come bambini ed anziani. Altri fattori che giocano un ruolo importante sono la tipologia, la proprietà e lo stato dell’abitazione nonché la consapevolezza ambientale del capo famiglia, e l’abitudine a mettere in pratica comportamenti di risparmio energetico.
La professoressa De Cian puntualizza inoltre che “gli europei hanno tutto sommato una bassa propensione ad installare ed usare l’aria condizionata nelle loro abitazioni (20% in Europa), rispetto a paesi come Giappone (90%) e Australia (72%) che arriveranno al 100% nel 2040. Ovviamente le differenze climatiche e culturali dei diversi paesi europei e delle loro regioni, portano a percentuali di adozione attuali e future molto diverse”.
A fronte di un aumento medio del 4.3% del numero di persone che avranno un condizionatore tra il 2011 e il 2040, nei 5 paesi europei analizzati, lo studio evidenzia come questo aumento sia in maggior parte dovuto all’urbanizzazione (3/4) rispetto al clima (1/4).
L’Europa è ad oggi molto in ritardo con i suoi impegni di riduzione dei gas serra al 2020 e al 2030. Se è vero che i nuovi edifici consumano in media il 40% in meno rispetto a quelli vecchi, in Europa solo l’1% degli edifici è di questo tipo, e diventa quindi essenziale il disegno di politiche mirate per ridurre i consumi energetici.
Come evidenziato da numerosi altri studi precedenti, migliorare l’isolamento termico degli edifici attraverso l’adozione di codici di costruzione è tra gli strumenti politici più efficaci per ridurre il consumo energetico residenziale e in particolare le esigenze di raffreddamento” spiega Filippo Pavanello, co-autore dello studio, “Le politiche dovrebbero anche puntare a sensibilizzare l’opinione pubblica, perché dimostriamo che la coscienza ambientale è un elemento determinante nello scegliere di installare o meno un condizionatore e scegliere la sua frequenza di utilizzo”.
Questo studio è il frutto del lavoro del gruppo di ricerca congiunto Ca’ Foscari-Cmcc del progetto Energya, finanziato dallo European Research Council della Commissione europea, che studia proprio il tema dell’adattamento ai cambiamenti climatici attraverso l’uso di energia, e le modalità necessarie a cercare di spezzare questo circolo vizioso, dove più cambio climatico porta a più consumo di energia per l’adattamento, e quindi ad ulteriori emissioni di gas serra.

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