HFO, più pericolosi del previsto?

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Dal Canada, uno studio di diverse University, tra cui York, Cambridge, Alberta…, mette in luce potenziali rischi per la salute e l’ambiente: nel mirino, l’eccessivo livello di TFA prodotto.

UPDATE: su segnalazione di HONEYWELL, abbiamo pubblicato un aggiornamento, consultabile CLICCANDO QUI.

La produzione di TFA, o acido trifluroacetico, è al momento al centro di uno studio che potrebbe mettere in dubbio l’utilizzo degli HFO come alternativa agli HFC. Lo studio pone l’accento sul fatto che gli HFO, in atmosfera, finiscono con il decomporsi e a creare elevate quantità di acido, la cui presenza potrebbe rappresentare un grave rischio tanto per l’ambiente quanto per la salute umana.

Con il phase down dei gas HFC ormai in atto, il passaggio ai più sostenibili HFO sembrava ormai scontato, ma i nuovi rischi evidenziati dallo studio potrebbero cambiare tutto: i dati, raccolti dalla York University, evidenzierebbero un tasso di pericolosità complessivamente più elevato del previsto, rendendoli inadatti a diventare il nuovo standard nel campo della refrigerazione.

Lo studio si è basato sull’analisi dei nuclei di ghiaccio artico, che hanno rilevato una forte ascesa dei tassi di accumulo tanto del TFA quanto di altri acidi pefluorocarbossilici a catena corta: le quantità in atmosfera sarebbero aumentate quasi del 1000% dal 1990, e i refrigeranti HFC-134aHFO-1234yf sarebbero tra i principali responsabili.

La carenza di informazioni sui TFA, e conseguentemente sulla loro tossicità, (uno studio della Nowegian Environment Agency del 2017  aveva già evidenziato eccessive carenze di informazioni in merito all’acido e ai rischi per l’ambiente che comporta) ha portato Sophie Geoghegan, (EIA, Environmental Investigation Agency), a commentare: Sono necessari più studi e ricerche per poter valutare l’effetto dell’aumento del livello di TFA sul pianeta e sulla salute umana. Il TFA finisce nei laghi e nei fiumi contaminandoli, mettendone in pericolo la flora e la fauna. Studi precedenti hanno trovato una connessione ulteriore tra il TFA e le piogge acide, c’è inoltre una sempre maggiore preoccupazione sulla possibilità che il TFA possa contaminare anche l’acqua potabile, possibilità che porterebbe evidente conseguenze anche sulla salute dell’uomo”.

L’incremento dell’utilizzo degli HFO potrebbe portare all’incremento delle potenziali problematiche legate al TFA (HFO-1234yf produce per esempio molto più acido del suo predecessore, HFC-123a), e altri studi, come quello dell’Università Nankai di Tianjin, pubblicato su ScienceDirect lo scorso gennaio, hanno rilevato la presenza di TFA nel sangue di alcuni cittadini cinesi, confermando una maggiore esposizione alla tossina.

La buona notizia è, in ogni caso, la presenza di alternative, come le soluzioni naturali (Ammoniaca e Anidride Carbonica su tutte), probabilmente la migliore soluzione a lungo termine per il settore HVAC/R.

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