In occasione del 48° OEWG di Bangkok, il TEAP ha presentato il 2026 Progress Report, documento che include aggiornamenti settoriali, sviluppi sui PFAS, gestione del ciclo di vita dei refrigeranti e inalatori medicali a basso GWP. Il quadro che emerge è tecnico: il Protocollo di Montreal e l’Emendamento di Kigali restano strumenti centrali per la riduzione progressiva delle sostanze controllate, ma la transizione richiede scelte regolatorie coerenti con le reali condizioni applicative.
Uno dei punti più rilevanti riguarda le possibili conseguenze di regolamentazioni PFAS molto ampie. Il TEAP evidenzia che definizioni basate prevalentemente sulla struttura chimica, e non sull’impatto effettivo su salute e ambiente, possono includere sostanze controllate o alternative utilizzate nei settori regolati dal Protocollo di Montreal. Questo approccio potrebbe ridurre le opzioni disponibili per la sostituzione degli HFC e introdurre incertezza negli investimenti.
Per il settore refrigerazione, condizionamento e pompe di calore, il tema è diretto. Il comparto RACHP rappresenta circa il 90% degli HFC soggetti a phase-down nell’ambito dell’Emendamento di Kigali. Le alternative disponibili comprendono idrocarburi, ammoniaca, CO₂, HFO, HCFO e miscele a più basso GWP, ma ogni soluzione presenta limiti specifici legati a infiammabilità, tossicità, alte pressioni, retrofit, taglie degli impianti, contesti geografici e densità di occupazione degli edifici.
Il report sottolinea inoltre che eventuali restrizioni generalizzate potrebbero riguardare non solo i refrigeranti HFO o HCFO, ma anche materiali fluorurati come i fluoropolimeri, impiegati in componenti quali compressori, valvole e guarnizioni. Questo significa che anche sistemi basati su CO₂, ammoniaca o idrocarburi potrebbero risentire di limitazioni su materiali necessari al funzionamento affidabile degli impianti.
Un secondo ambito riguarda gli aerosol medicali dosati. Il 2026 Progress Report include infatti gli sviluppi sugli MDI con propellenti a basso potenziale di riscaldamento globale. Il tema è delicato perché il settore sanitario richiede continuità di approvvigionamento, tempi autorizzativi e sicurezza terapeutica. La transizione dei propellenti non può quindi essere trattata solo come sostituzione chimica, ma deve considerare disponibilità, approvazioni sanitarie, costi e accesso ai farmaci.
A completare il quadro tecnico del TEAP vi è il rapporto della Replenishment Task Force sulla ricostituzione del Fondo Multilaterale per l’attuazione del Protocollo di Montreal nel triennio 2027-2029. Il documento, preparato in risposta alla Decisione XXXVII/6, ha l’obiettivo di fornire alle Parti una base di valutazione per definire, alla MOP38, il livello adeguato di finanziamento necessario a sostenere i Paesi Articolo 5 nella fase conclusiva del phase-out degli HCFC e nell’attuazione del phase-down degli HFC.
Il Fondo Multilaterale ha finora sostenuto 144 Paesi Articolo 5, con oltre 4,38 miliardi di dollari approvati e più di 10.000 progetti, l’87% dei quali completati. La nuova ricostituzione dovrà coprire una fase particolarmente delicata: da un lato, il completamento della riduzione degli HCFC, con l’obiettivo di arrivare al 97,5% entro il 1° gennaio 2030 e una quota residua del 2,5% destinata al servicing fino al 2040; dall’altro, l’avanzamento dei Kigali Implementation Plans per gli HFC.
Per gli HFC, il rapporto distingue tra i diversi gruppi di Paesi: per il Gruppo 1 è prevista una riduzione del 10% entro il 2029 e del 30% entro il 2035, mentre per il Gruppo 2 il percorso include il congelamento nel 2028 e una riduzione del 10% entro il 2032. Le stime del TEAP indicano, per il triennio 2027-2029, un fabbisogno complessivo compreso tra circa 1,282 e 1,755 miliardi di dollari, a seconda degli scenari applicati.
Oltre ai costi diretti per HCFC e HFC, il documento richiama il ruolo di rafforzamento istituzionale, efficienza energetica, monitoraggio atmosferico regionale, gestione del ciclo di vita dei refrigeranti, tecnologie digitali per il settore service e bisogni specifici dei Paesi a basso e bassissimo volume di consumo. Il dato centrale è che la transizione non richiede solo nuove alternative tecnologiche, ma anche risorse economiche, capacità amministrativa, formazione e strumenti operativi adeguati.