Nuovo report di EIA: “Problemi persistenti: gli impatti nascosti delle idrofluoroolefine, l’ultima generazione di gas fluorurati”

Da eia.org:
Le attiviste e gli attivisti di EIA per il clima si sono incontrati recentemente a Bangkok OEWG47 e hanno succesivamente pubblicato un nuovo report che sollecita un’azione immediata per fermare la transizione verso un’altra generazione di gas fluorurati nocivi.

Il report Persistent Problems – The hidden impacts of hydrofluoroolefins, the latest generation of fluorinated gases dimostra la necessità di porre fine al ciclo continuo di sostituzione di una classe di gas fluorurati dannosi (F-gas) con un’altra.

Per decenni, F-Gas sono stati utilizzati come refrigeranti e in altre applicazioni, come la produzione di schiume isolanti.

Nell’ambito del Protocollo di Montreal, generazioni successive di F-gas sono state eliminate o sono oggetto di restrizioni a livello globale a causa dei loro impatti ambientali devastanti, contribuendo in vari modi alla distruzione dello strato di ozono, ai cambiamenti climatici e/o all’inquinamento chimico.

Ora, mentre i Paesi di tutto il mondo stanno gradualmente eliminando gli idrofluorocarburi (HFC), responsabili del riscaldamento globale, l’industria dei fluorochimici sta promuovendo le idrofluoroolefine (HFO) come nuova generazione di F-gas che, a loro dire, sarebbero non solo sostenibili ma anche indispensabili.

Tuttavia, come dimostra il report Persistent Problems, tali affermazioni trascurano gli impatti ambientali, commerciali e normativi associati agli HFO, oltre all’ampia disponibilità di alternative non fluorurate, inclusi i refrigeranti naturali.

Mentre le Parti del Protocollo di Montreal si riuniscono a Bangkok per il 47° incontro del Gruppo di lavoro a composizione aperta (OEWG47), dovrebbero riflettere sui progressi del Protocollo e sulle minacce ai suoi obiettivi e principi rappresentate dalla “prossima generazione” di F-Gas.

Diagramma che illustra la transizione dei gas fluorurati, evidenziando l'eliminazione dei CFC e degli HCFC, la riduzione degli HFC e l'aumento dell'uso degli HFO, con riferimenti agli impatti sull'ozono e potenziale di riscaldamento globale.

Impatti nascosti

La sostenibilità dichiarata degli HFO si basa spesso sul fatto che il loro contributo diretto al cambiamento climatico e alla distruzione dell’ozono è ridotto – infatti presentano valori bassi di potenziale di riscaldamento globale (GWP) e potenziale di distruzione dell’ozono (ODP).

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Ma gli HFO contribuiscono indirettamente a entrambi. La loro produzione e successiva degradazione atmosferica comportano emissioni di gas ad alto GWP e ODP.

Joanna Sparks, attivista clima di EIA, ha dichiarato:
«L’illusione della sostenibilità degli HFO viene smontata dalle emissioni di gas nocivi per il clima e per l’ozono associate alla loro produzione e utilizzo. A ciò si aggiunge il fatto che gli HFO sono una fonte di inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche (PFAS), note anche come “forever chemicals”, contaminando irreversibilmente l’ambiente e contribuendo a un’altra crisi planetaria. È evidente che, a dispetto delle affermazioni dell’industria fluorochimica, gli HFO rappresentano rischi non necessari per le persone e per l’ambiente».

La contaminazione ambientale da PFAS è un problema globale. Molti HFO danno origine all’acido trifluoroacetico (TFA), un PFAS a catena corta sempre più monitorato per la sua presenza diffusa nell’ambiente.

Il TFA è stato rilevato in acqua potabile, fonti alimentari e persino nel corpo umano, e le sue concentrazioni sono in rapido aumento a causa delle attività umane.

Come altri PFAS, il TFA è una sostanza persistente che non si degrada e permane a lungo nell’ambiente. I rischi che pone alla salute pubblica e all’ambiente sono oggetto di acceso dibattito nella comunità scientifica e oltre.

Tuttavia, molte e molti scienziati, organizzazioni della società civile ed esperti condividono la posizione di EIA: è necessario evitare ogni forma di contaminazione irreversibile dell’ambiente da sostanze chimiche persistenti, incluso il TFA.

Infografica che mostra l'impatto ambientale degli HFO, evidenziando le emissioni durante la produzione, l'uso e la fine vita, con collegamenti a riscaldamento globale e distruzione dell'ozono.

È tempo di agire

Gli HFO pongono rischi evitabili per le persone e per l’ambiente e, sebbene restino domande aperte sulla portata di tali rischi, ciò non deve essere una scusa per ritardare l’azione.

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Alternative non fluorurate sono già disponibili per la maggior parte delle applicazioni dei F-gas, quindi non vi è alcuna necessità di ripetere gli errori del passato adottando un’altra generazione di fluorochimici nocivi.

La produzione, l’uso e le emissioni di HFO sono già in aumento in tutto il mondo, e ritardare l’intervento non farà che aggravare le conseguenze.

Christopher Douglass, analista politiche clima di EIA, ha affermato:
«L’industria dei fluorochimici ha continuato nel tempo a proporre refrigeranti brevettati, costosi e prodotti con poca trasparenza su processi e impatti. Oggi, mentre l’industria esibisce con entusiasmo i suoi nuovi refrigeranti, noi siamo stanchi di subire l’ennesimo inganno e di dover affrontare a posteriori i danni e i costi di queste sostanze quando sono ormai ovunque nelle nostre vite».

«I rischi sono chiari, così come la soluzione: investire in refrigeranti non fluorurati, convenienti e già largamente utilizzati in molte applicazioni».

EIA ricorda alle Parti dell’OEWG47 che il principio di precauzione è un pilastro del Protocollo di Montreal e che la transizione verso gli HFO è in contrasto con questo principio.

Le Parti dovrebbero agire per porre fine all’uso di tutti i F-gas – inclusi gli HFO – affrontando anche le emissioni legate ai processi produttivi e accelerando la transizione verso alternative non fluorurate, evitando soluzioni “equivalenti” che perpetuano lo stesso problema.

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