Coronavirus, condizionamento e ristoranti: due metri troppo pochi?

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Da “il Corriere della Sera”
Dalla Cina, uno studio sui flussi d’aria all’interno di un ristorante solleva alcuni interrogativi a fronte dell’alto tasso di contagi tra chi si trovava a ridosso dell’impianto di condizionamento.

Mentre i 9 avventori sotto ai tavoli con aria condizionata sono stati quasi tutti contagiati da un singolo soggetto asintomatico, nessuno degli altri 73 clienti presenti, così come nessun cameriere, avrebbe contratto il virus: emergerebbe questo dall’analisi di un caso di studio riferito alle conseguenze di un pranzo a Guangzhou, in Cina,  a gennaio. Oltre alle persone direttamente vicine al tavolo del paziente infetto, e ai suoi commensali, gli unici altri soggetti colpiti sarebbero stati raggiunti dalle ormai note goccioline respiratorie, diffuse nell’ambiente seguendo la direzione dei flussi d’aria originati dagli split.

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La famiglia cui apparteneva il soggetto contagioso, una donna di 63 anni che poco dopo sarebbe stata trovata positiva al Coronavirus, proveniva da Wuhan, primo focolaio, all’epoca ancora non messa in quarantena dalle autorità locali.

Lo studio si è concentrato sui movimenti dei flussi d’aria e sulla disposizione dei tavoli, oltre che sui periodi di sovrapposizione in cui i soggetti coinvolti hanno condiviso gli stessi spazi. A fronte della scarsa distanza tra i tavoli, un metro l’uno dall’altro, la presenza di uno split di aria condizionata avrebbe portato l’aria (e le goccioline infette) a viaggiare per la stanza fino a raggiungere i soggetti poi contagiati a loro volta.

Dei sei campioni prelevati dal condizionatore d’aria (3 dall’uscita e 3 dall’ingresso) nessuno ha dato esito positivo: «Il fattore chiave per l’infezione è stata la direzione del flusso d’aria – hanno scritto comunque gli autori – : le goccioline respiratorie più grandi (> 5 μm), infatti, rimangono nell’aria solo per un breve periodo e viaggiano solo per brevi distanze, generalmente <1 m. Le distanze tra il paziente A1 e le persone agli altri tavoli, in particolare quelle al tavolo C, erano tutte> 1 m. Tuttavia, un forte flusso d’aria dal condizionatore d’aria potrebbe aver propagato le goccioline dal tavolo C al tavolo A, quindi al B e di nuovo al C ( come in figura ). Piccole gocce aerosolizzate (<5 μm) cariche di virus possono rimanere nell’aria e percorrere lunghe distanze, gli aerosol tenderebbero a seguire il flusso d’aria e le concentrazioni inferiori di aerosol a distanze maggiori potrebbero essere state insufficienti a causare infezione in altre parti del ristorante».

Lo studio, in ogni caso, presenta alcuni limiti, (le ricostruzioni della catena di contagio sono in parte incomplete, non posso essere esclusi contagi di origine diversa e non è stato possibile effettuare esperimenti per simulare la trasmissione aerea nello stesso contesto), ma mette in evidenza quanti disparati aspetti i Tecnici del Freddo dovranno tenere in considerazione quando saranno chiamati a operare su impianti destinati a locali molto frequentati: occorrerà rafforzare la sorveglianza del monitoraggio della temperatura e migliorare le logiche di ventilazione, mentre i ristoratori dal canto loro dovranno aumentare precauzionalmente la distanza tra i tavoli.

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