Coronavirus, il DPCM spegne gli impianti di condizionamento? NO! chiarimenti da Regione Veneto e Assoclima

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All’interno del Dpcm 17 maggio 2020, e più nello specifico nell’Allegato 17: Linee guida per la riapertura delle attività economiche e produttive della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome del 16 maggio 2020, sono state ventilate alcune limitazioni all’utilizzo degli impianti di condizionamento.

In particolar modo, c’è una frase che potrebbe lasciare adito a diverse possibili interpretazioni, potenzialmente limitanti per il settore HVAC/R:

Favorire, ove possibile, il regolare e frequente ricambio d’aria negli ambienti interni ed escludere totalmente, per gli impianti di condizionamento, la funzione di ricircolo dell’aria.

Qualora non sia possibile, come nel caso di uno split, o di un fan coil, effettuare quanto richiesto, l’impianto può quindi comunque essere lasciato in funzione?

REGIONE VENETO:

Un chiarimento, all’interno di una circolare interpretativa, è prontamente arrivato anche dalla Regione Veneto:

Le linee di indirizzo di cui all’allegato 1 dell’ordinanza n. 48 prevedono in diversi punti l’esclusione della funzione di ricircolo dell’aria per gli impianti di condizionamento […]. La prescrizione deve intendersi subordinata alla possibilità tecnica di escludere il predetto riciclo dell’aria, tenuto conto dell’impianto in essere, senza obbligo di sostituzione, di adeguamento tecnologico né di interdizione. L’impianto può pertanto essere utilizzato anche se determina il ricircolo, con misure compensative quali l’arieggiamento provvisorio dei locali“.

ASSOCLIMA:

Una serie di interpretazioni applicative sono arrivate da ASSOCLIMA, che ha proposto inoltre alcune modifiche al testo del decreto, pensiero in linea anche con quello di ATF – Associazione Italiana dei Tecnici del Freddo:

Per le attività di:

  • Ristorazione,
  • Servizi alla persona (parrucchieri ed estetisti)
  • Commercio al dettaglio,
  • Uffici aperti al pubblico
  • Musei, Archivi, Biblioteche

viene fornita esclusivamente la seguente indicazione:
Favorire il ricambio d’aria negli ambienti interni ed escludere totalmente, per gli impianti di condizionamento, la funzione di ricircolo dell’aria
Riteniamo che tale formulazione crei confusione e, di fatto, possa essere mal interpretata con l’obbligo di tenere fermi gli impianti di climatizzazione.
Suggeriamo pertanto di fornire al più presto gli opportuni chiarimenti tramite le seguenti FAQ:

RISTORAZIONE – STRUTTURE RICETTIVE – SERVIZI ALLA PERSONA (parrucchieri ed estetisti) – COMMERCIO AL DETTAGLIO – UFFICI APERTI AL PUBBLICO – PALESTRE – MUSEI – ARCHIVI – BIBLIOTECHE
“Favorire il ricambio d’aria negli ambienti interni ed escludere totalmente, per gli impianti di condizionamento, la funzione di ricircolo dell’aria.”

FAQ:
D: le unità interne tipo split, VRF, fancoil, cassette, canalizzate, soffitto e altro possono essere messe in funzione?
R: si, dopo aver effettuato la dovuta pulizia, in base alle indicazioni fornite dal produttore, ad impianto fermo, dei filtri dell’aria di ricircolo per mantenere i livelli di filtrazione/rimozione adeguati.

D: gli impianti di ventilazione con apporto di aria esterna, tramite ventilazione meccanica controllata, si possono tenere accesi ?
R: si, tali impianti devono rimanere accesi in continuo attivando l’ingresso e l’estrazione dell’aria almeno due ore prima e fino a due ore dopo l’accesso da parte del pubblico.

D: gli impianti centralizzati con centrale di trattamento aria, si possono tenere accesi?
R: si, dopo aver effettuato la dovuta pulizia, in base alle indicazioni fornite dal produttore, ad impianto fermo, dei filtri dell’aria di ricircolo per mantenere i livelli di filtrazione/rimozione adeguati. La porzione di ricircolo va ridotta al minimo qualora non sia possibile escluderla completamente, aumentando la portata dell’aria esterna.
D: gli impianti con rooftop possono essere messi in funzione?
R: si, dopo aver effettuato la dovuta pulizia, in base alle indicazioni fornite dal produttore, ad impianto fermo, dei filtri dell’aria di ricircolo per mantenere i livelli di filtrazione/rimozione adeguati. La porzione di ricircolo va ridotta al minimo qualora non sia possibile escluderla completamente, aumentando la portata d’aria esterna.

In caso di revisione o aggiornamento delle Linee Guida in oggetto – anche in linea con le precisazioni da noi richieste all’Istituto Superiore di Sanità in riferimento al Rapporto ISS COVID-19 • n. 5/2020 Rev. (versione 21 aprile 2020) – proponiamo di sostituire:
“Favorire il ricambio d’aria negli ambienti interni ed escludere totalmente, per gli impianti di condizionamento, la funzione di ricircolo dell’aria”
“Relativamente agli impianti di riscaldamento/raffrescamento che fanno uso di pompe di calore, fancoil, o termoconvettori, qualora non sia possibile garantire la corretta climatizzazione degli ambienti tenendo fermi gli impianti, pulire in base alle indicazioni fornite dal produttore, ad impianto fermo, i filtri dell’aria di ricircolo per mantenere i livelli di filtrazione/rimozione adeguati.”con:“Favorire il ricambio d’aria negli ambienti interni e limitare alla portata minima tecnicamente sostenibile la funzione di ricircolo dell’aria per gli impianti di ventilazione o trattamento aria e per i sistemi rooftop.
Relativamente agli impianti di riscaldamento/raffrescamento tipo monoblocco o split o VRF oppure climatizzatori aria-acqua con unità interne tipo fancoil, pulire in base alle indicazioni fornite dal produttore, ad impianto fermo, i filtri dell’aria di ricircolo per mantenere i livelli di filtrazione/rimozione adeguati”

ASSOCIAZIONE DEI TECNICI DEL FREDDO:

Anche ATF pone dubbi sulla formulazione iniziale del testo del DPCM.

Favorire, ove possibile, il regolare e frequente ricambio d’aria negli ambienti interni ed escludere totalmente, per gli impianti di condizionamento, la funzione di ricircolo dell’aria.”

Le considerazioni sono:

  • Con la frase ivi enunciata viene dato adito alle migliaia di attività commerciali che spegnere il condizionatore e utilizzare un semplice ventilatore con la finestra aperta sia una soluzione preferibile, dove sappiamo che il problema è la movimentazione dell’aria non il suo raffreddamento.
  • Una verifica dei flussi d’aria, che non colpiscano le persone direttamente, e l’utilizzo delle unità a velocità minima potrebbero essere un giusto compromesso di bassa movimentazione dell’aria e raffreddamento.
  • Quest’estate il blocco forzato degli impianti creerebbe shock termici pericolosissimi alle fasce più deboli (anziani, bambini…)

 

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