La catena del Freddo in Africa: il ruolo fondamentale della refrigerazione nelle Nazioni in via di sviluppo

Molte volte Centro Studi Galileo e la rivista Industria&Formazione si sono occupati della catena del freddo nelle Nazioni in via di sviluppo, tramite convegni (gli ultimi a EXPO2015) e con Corsi di Formazione per Tecnici del Freddo in loco.
Oggi continuiamo in questa direzione pubblicando un interessantissimo articolo degli alti funzionari FAO Divine Njie (Deputy Leader Agro-Food Systems Programme) e Djibril Drame  (Agro-Industries Officer) “Lo sviluppo della catena del freddo nel settore alimentare nell’Africa sub-Sahariana (SSA) e nell’Africa del nord e sub-orientale (NENA)”

Introduzione

Questa memoria illustra  due iniziative sviluppate congiuntamente dalla FAO e dall’IIR nel 2014 per lo sviluppo della catena del freddo come elemento fondante per migliorare l’efficienza del sistema alimentare e ridurre le perdite alimentari e gli sprechi. Fornisce una panoramica sulla catena del freddo in queste regioni ed evidenzia quali devono essere gli obiettivi sia dei governi che del settore privato per indirizzare i cambiamenti della catena del freddo.

Situazione

La riduzione degli sprechi di cibo e delle perdite alimentari (FLW) sta aumentando grazie ad una efficace politica complessiva di sicurezza alimentare, protezione ambientale e miglioramento delle prestazioni degli impianti alimentari. Nello stesso tempo, i livelli di FLW rimangono molto elevati  nei paesi SSA e NENA, particolarmente per i prodotti deperibili come frutta e verdura, pesce, carne e prodotti lattieri. La FAO stima che gli alimenti persi in un anno sono all’incirca il 25-30% per i prodotti animali ed il 40-50% per radici, tuberi e frutta e verdura (FAO, 2011). La medesima fonte stima che il livello di perdite alimentari in NENA sia del 55% per la frutta e la verdura, 22% per la carne, 30% per il pesce e i prodotti del mare, ed il 20% per i prodotti lattieri. Questo  principalmente è dovuto ai limiti tecnici e di gestione delle tecnologie di raccolta, immagazzinamento, trasporto e lavorazione, tecniche di raffreddamento, infrastrutture, confezionamento e commercio.
La mancanza di una idonea ed affidabile catena del freddo è la causa principale degli sprechi alimentari in questi paesi. Infatti essa sarebbe necessaria non solo per ridurre FLW, ma anche per una migliore commercializzazione e sicurezza alimentare  in queste regioni. Secondo IIR (2009 b), se le nazioni in via di sviluppo potessero avere gli stessi standard di refrigerazione di quelli dei paesi industrializzati, si potrebbero salvare più di 200 milioni di tonnellate di merci deperibili, cioè all’incirca il 14% dei consumi del 2009, e circa il 25% dell’attuale consumo in questi paesi (IME, 2014). Perciò, lo sviluppo della catena del freddo, in maniera sostenibile, è un imperativo per poter ottenere la sicurezza alimentare e nutrizionale in SSA e NENA.

Stato della catena del freddo in SSA e NENA

In molte zone dell’Africa sub-Sahariana la catena del freddo è oggi molto insufficiente se non addirittura inesistente, fatta eccezione per alcune industrie che esportano i loro prodotti. (FAO/IIR, 2014). Secondo i dati IARW (2012) la capacità di conservazione pro-capite è molto bassa in SSA (< 10 litri/pro-capite nella maggior parte dei paesi). Tale capacità sembra essere maggiore nei paesi NENA dove la capacità e l’utilizzo della catena del freddo è maggiore per il mercato delle esportazioni rispetto a quello interno, così come per le nazioni SSA (tabella 1). I dati riportati in questa tabella dimostrano come la capacità di conservazione in entrambi le regioni sia molto minore rispetto a quella di economie sviluppate come quelle di Germania e USA.
Il maggior progresso della catena del freddo nel mercato delle esportazioni è dovuto principalmente alla prevalenza in queste regioni di piccoli agricoltori, che in gran parte utilizzano il sistema di marketing tradizionale per la loro produzione, e si avvalgono di una catena del freddo non completa quando essa esiste.

 

imageCapacità di conservazione pro-capite in alcune nazioni SSA e NENA confrontate con quelle della Germania e degli USA. [IARW (2012) FAO (2012) e dati sulla popolazione da FAOSTAT]

I vincoli

Lo sviluppo della catena del freddo nelle nazioni SSA e NENA, spesso deve fare i conti con queste problematiche: i) la disponibilità di energia ii) manutenzione (carenza di personale qualificato e di pezzi di ricambio); iii) scarsa logistica; iv) scarsa organizzazione e  realizzazione di monitoraggi di conformità ; v) i relativi ridotti volumi di prodotti commercializzati e la scadente organizzazione della produzione.

Opportunità

Nonostante questi ostacoli, le tendenze economiche e demografiche in queste regioni, l’aumento della classe-media e l’urbanizzazione offrono significative opportunità per raggiungere più velocemente la “massa critica” necessaria per lo sviluppo di un mercato della catena del freddo. Infatti, i prodotti regionali alimentari deperibili, circa 158 e 373 millioni di tonnellate nel 2010, rispettivamente per SSA e NENA, si pensa possano aumentare significativamente nell’attuale decennio ad un tasso pari o superiore alla crescita precedente, che si attesta tra il 3,7 ed il 5,2% all’anno.

Implicazioni politiche

Un impegno concreto per lo sviluppo della catena del freddo, sia da parte dei governi che del settore privato, è fondamentale per rispondere alle sfide e alle esigenze prioritarie di refrigerazione nel settore alimentare. Alcuni aspetti strategici devono essere tenuti ben presenti.

  1. Una migliore integrazione dello sviluppo della catena del freddo in agricoltura con le strategie di sviluppo della sicurezza alimentare
  2. Lo svluppo della logistica di refrigerazione deve essere un elemento essenziale di tutte le strategie di sviluppo del settore agricolo e della sicurezza alimentare e nutrizionale poiché le perdite alimentari aumentano la differenza di prezzo tra produttori e consumatori.
  3. Predisporre e coordinare strategie multi-settoriali e coinvolgenti tutti i soggetti interessati
  4. Lo sviluppo della catena del freddo deve essere il risultato di una visione condivisa e di obiettivi convergenti tra gli attori pubblici e privati, e deve prendere in considerazione il settore agricolo, logistico, della ricerca, della tecnologia ed altri settori.
    Coordinare le attività di tutti gli interessati è essenziale ed è stato un ostacolo per lo sviluppo della catena del freddo. Al riguardo, lo sviluppo della catena del freddo deve riferirsi ad un piano principale, che deve esplicitarsi in strategie di sviluppo multi-settoriali  e che coinvolgono tutti i soggetti interessati, che favorisca la cooperazione interprofessionale e la collaborazione pubblico-privato e privato-privato.
  5. Adattare le strategie di intervento alle specifiche dei prodotti ed alle condizioni geografiche e socio-economiche
  6. La natura e l’impatto dei vincoli allo sviluppo della catena del freddo è diverso a seconda  dei prodotti (carne, frutta e verdura, pesce e prodotti del mare, latte e prodotti lattieri…) e regioni (il clima, le reti elettriche, le infrastrutture dei trasporti, distanza dai mercati, potere d’acquisto, organizzazione economica e sociale, abitudini alimentari, etc.)
    Se le caratteristiche principali di una catena del freddo efficiente sono simili ovunque, le strategie di sviluppo ed i percorsi implementativi devono essere adattati alle varie specificità e alle reali capacità dei soggetti pubblici e privati interessati ai cambiamenti operativi. È auspicabile un dialogo regionale o bilaterale tra le varie aree geografiche e tra le regioni  SSA e NENA in modo da condividere esperienze e buone pratiche per lo sviluppo della catena del freddo. Organizzazioni regionali e agenzie UN, specialmente la FAO, possono giocare un ruolo al riguardo
  7. Intraprendere studi preliminari appropriati prima di sviluppare qualsiasi progetto di investimento nel settore del freddo
  8. La scelta tra diversi tipi di tecnologie del freddo rappresenta da sola un’importante questione energetica ed economica che richiede un approfondito studio per poter prendere delle decisioni. Perciò, sono essenziali studi di fattibilità prima di intraprendere qualsiasi investimento, prendendo in considerazione le condizioni della catena del freddo del prodotto, la sua migliorabilità e difficoltà di sviluppo

Raccomandazioni per i governi e le autorità pubbliche:

Governance

  • Dovrebbe essere elaborato ed implementato in collaborazione con il settore privato un piano di sviluppo strategico della catena del freddo; tale piano dovrebbe essere coerente con altri piani di sviluppo settoriali come: agricoltura, infrastrutture, industria alimentare, distribuzione, formazione, ecc.
  • Dovrebbero essere definiti, incentivati e monitorate regole e standard di qualità per la sicurezza alimentare e la protezione dell’ambiente.

Formazione e R&D

  • Dovrebbero essere incentivate strutture di formazione professionale in tutti i settori interessati, in particolare in quelli della logistica, della progettazione, manutenzione e applicazione del freddo.
  • Dovrebbero essere incentivati gli sforzi nella ricerca e sviluppo che rispondano alle esigenze e alle attività delle regioni SSA e NENA specifiche. Ad esempio, conducendo ricerche appropriate per un più vasto uso delle energie rinnovabili, come ad esempio il raffreddamento con l’energia solare, si potrebbe offrire una maggiore disponibilità di energia fuori-rete ed a prezzi più accessibili e soddisfare così le esigenze dei piccoli produttori e delle PMI.

Investimenti

  • Devono essere ammodernate le infrastrutture strategiche ed i relativi servizi (elettricità, trasporti, mercati …) per l’effettiva attuazione e l’efficienza della catena del freddo.
  • Dovrebbe essere elaborato e implementato un codice di investimento incentivante al fine di promuovere gli investimenti e le capacità imprenditoriali nei processi della catena del freddo e nelle tecnologie per il settore alimentare (supporto nell’acquisto delle strutture, partenariati pubblico-privato, ecc.)

Per il settore privato:

  • Dovrebbe essere incentivata la nascita e la partecipazione attiva di organizzazioni professionali in tutta la catena del freddo Queste organizzazioni possono servire per consentire l’accesso alle tecnologie/conoscenze, alle attrezzature ed alle facilitazioni finanziarie, nonché per facilitare il dialogo e il coordinamento necessari per un efficace sviluppo della catena del freddo.
  • Dovrebbe essere offerta la possibilità e incentivata attivamente la formazione professionale all’interno delle aziende, compresa la formazione continua.

Riferimenti                 

FAO & IIF/IIR. 2014. Developing the cold chain in the food sector in Sub-Saharan Africa. Policy brief 2, by D. Dramé, D. Njie, X. Meignien. Rome. Language: French
FAO. 2014. Developing the Cold Chain for Agriculture in the Near East and North Africa (NENA).Policy brief, by E. Yahia, J. Smolak. FAO/RNE, Cairo, Egypt.
FAO & IIF/IIR. 2014. Report of the regional workshop on the use of the cold chain in the development of agriculture and agribusiness in sub-Saharan Africa ,4-6 June 2012, Yaoundé, Cameroon.
FAO. 2012. Proceedings: Expert Consultation Meeting on the Status and Challenges of the Cold Chain for Food Handling in the Middle East and North Africa (MENA)
FAO. 2011. Global food losses and food waste, Extent, Causes and Prevention, by J. Gustavsson, C. Cederberg, U. Sonesson, R. van Otterdijk and A. Meybeck.
IARW.  2012. Global cold storage capacity report, International Association of Refrigerate Warehouses (IARW).
Institution of mechanical engineers (IME). 2014. A tank of cold: cleantech leapfrog to a more food secure world.
IIR.2009b. The Role of Refrigeration in Worldwide Nutrition (5th Informatory Note on refrigeration and food, June 2009), International Institute of Refrigeration.

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